Dopo la Disgregazione, l’Interregno non precipitò immediatamente nella distruzione totale. L’Albero Madre continuava a dominare il cielo con la propria luce dorata e l’Ordine Aureo sopravviveva ancora (almeno formalmente), ma ormai si trattava soltanto dell’ombra di ciò che era stato. I semidei, i figli di Marika, si erano impossessati delle Grandi Rune e avevano combattuto guerre interminabili senza riuscire a prevalere gli uni sugli altri e ogni battaglia aveva lasciato dietro di sé soltanto nuove rovine. Alla fine, ogni tentativo di restaurare il mondo aveva prodotto ulteriore decadenza, portando le terre dell’Interregno ad entrare in una lunga epoca di stagnazione.
Caelid marciva sotto la Marcescenza Scarlatta a seguito del tremendo scontro tra Malenia e Radhan, mentre le pendici del Monte Gelmir erano state trasformate dalla blasfemia di Rykard e dalle battaglie con la capitale. Intanto, nelle profondità sotterranee cresceva il culto sanguigno di Mohg. Persino Leyndell stessa, cuore dell’Ordine Aureo, sopravviveva soltanto grazie alla disperata resistenza di Morgott, l’ultimo semidio che continuava a difendere un sistema che lo aveva sempre considerato impuro. E intanto, mentre il mondo si consumava lentamente, la contaminazione nata dalla morte di Godwyn l’Aureo continuava a diffondersi.
Le radici dell’Albero Madre vennero col tempo raggiunte dalla Morte Vivente. Corpi privati dell’anima iniziarono a sorgere nelle catacombe, nei cimiteri e nelle profondità delle radici dell’Albero Madre e coloro che in seguito sarebbero stati identificati come “Coloro Che Vivono Nella Morte”, non appartenevano più né al mondo dei vivi né a quello dei defunti. La loro esistenza rappresentava una ferita aperta nelle leggi stesse della realtà.
Fu proprio in questo scenario non certo idilliaco che accadde qualcosa di inatteso… la Grazia tornò a manifestarsi.
Molto tempo prima, la Regina Marika aveva privato il suo primo consorte Godfrey e i suoi guerrieri della luce dorata dell’Albero Madre, esiliandoli oltre i confini dell’Interregno, un fatto che aveva portato alla “nascita” dei primi Senzaluce. Per generazioni, questi avevano vissuto e combattuto lontano dalla loro terra natale. Alcuni morirono nell’oblio, altri avevano costruito nuovi regni e altri ancora avevano dimenticato completamente il significato della Grazia. Ma dopo il fallimento dei semidei, la luce dorata tornò improvvisamente a chiamarli… e non lo fece per misericordia, ma li richiamò perché l’Ordine Aureo aveva fallito. Nessuno dei figli di Marika era stato capace di ricostruire l’Anello Ancestrale, nessuno aveva saputo creare un nuovo ordine. Così il sistema stesso si rivolse a coloro che un tempo aveva rifiutato.
E tra i molti senzaluce richiamati dalla Grazia, uno emerse sopra tutti gli altri: Vyke, un uomo che le cronache dell’Interregno lo ricordarono come il più promettente tra i Senzaluce. Molto prima dell’arrivo di un altro Senzaluce sconosciuto (il nostro personaggio, NdR), quest’uomo aveva percorso quasi interamente il cammino verso il titolo di Lord Ancestrale. Aveva ottenuto il favore della Grazia, sconfitto innumerevoli avversari e raggiunto una posizione che nessun altro tra i suoi simili fosse mai riuscito a conquistare. Ma proprio quando il suo destino sembrò vicino al compimento, Vyke scoprì la verità nascosta dietro il viaggio: per raggiungere l’Albero Madre era necessario alimentare la Fiamma della Rovina e per alimentare la Fiamma era necessario sacrificare la propria Vergine delle Dita, una sorta di sacerdotessa al servizio delle Due Dita il cui scopo principale era guidare i Senzaluce nel loro pellegrinaggio e assisterli convertendo i frammenti di runa in forza fisica e spirituale. Di fronte a questa scelta, Vyke cercò una via diversa e fu così che venne attirato verso la Fiamma della Frenesia. Nelle profondità dell’Interregno egli accettò il marchio di quest’ultima nel tentativo di salvare la donna che lo accompagnava, ma il potere che aveva promesso liberazione si trasformò rapidamente in una condanna, perché la Frenesia consumò la sua mente e distrusse il suo destino. Colui che era stato il più vicino a diventare Lord Ancestrale finì per trasformarsi in un monito per tutti coloro che sarebbero venuti dopo di lui.
La caduta di Vyke dimostrò che persino i Senzaluce non erano immuni alle forze che si contendevano il destino del mondo e mentre questi ultimi ritornavano nell’Interregno, molti di loro trovarono rifugio presso la Rocca della Tavola Rotonda. Essa rappresentava l’ultimo frammento della visione originaria dell’Ordine Aureo e qui si riunivano guerrieri, studiosi, campioni e pellegrini accomunati da un unico obiettivo: comprendere il significato della Grazia e trovare una strada verso l’Anello Ancestrale. A guidare questo fragile rifugio vi era Sir Gideon Ofnir, conosciuto come l’Onnisciente. Gideon dedicò la propria esistenza alla ricerca della conoscenza assoluta, raccogliendo informazioni sui semidei, studiando le Grandi Rune e cercando di comprendere i segreti nascosti dietro la Disgregazione. Ma più si avvicinava alla verità, più diventava chiaro che il mondo stesso era costruito su menzogne, omissioni e contraddizioni. Persino la Grazia che guidava i Senzaluce sembrava ormai confusa e ciò appariva evidente osservando le Due Dita. Per secoli queste ultime avevano interpretato il volere della Volontà Superiore, fungendo da intermediari tra il divino e il mondo mortale. Dopo la Disgregazione però, la loro autorità iniziò lentamente a sgretolarsi. Esse continuavano a proclamare la necessità di restaurare l’Ordine Aureo, ma apparivano incapaci di comprendere davvero ciò che stava accadendo. Persino la loro interprete più autorevole, la Leggidita Enia, sembrava muoversi tra fede e dubbio. Le sue parole continuavano a guidare i Senzaluce, ma dietro le sue profezie emergeva sempre più chiaramente la sensazione che la Volontà Superiore fosse ormai distante, silenziosa o forse addirittura assente…
Nel frattempo, la ferita lasciata dalla morte di Godwyn continuava ad allargarsi e tra coloro che cercavano di comprendere quella tragedia emerse Fia, la Compagna dei Morti. Quest’ultima apparteneva a una tradizione antica che vedeva in Coloro Che Vivevano Nella Morte non una maledizione da eliminare, ma una nuova forma di esistenza da accettare. Dove l’Ordine Aureo vedeva un errore da correggere, Fia vedeva una verità da comprendere. Attraverso il suo cammino, la figura di Godwyn assunse una dimensione ancora più tragica. Il Principe della Morte, come ormai l’Aureo era conosciuto, non era più soltanto la prima vittima della Morte Fatidica. Era diventato il simbolo di una nuova possibilità per il mondo, una possibilità che sfidava direttamente le leggi imposte dall’Albero Madre.

Così, mentre i Senzaluce avanzavano attraverso le terre dell’Interregno, diventò sempre più evidente che il loro viaggio non riguardasse soltanto la conquista del trono. Ogni passo li avvicinava a una domanda molto più profonda. L’Ordine Aureo doveva essere restaurato? Doveva essere sostituito? Oppure doveva essere definitivamente superato? Attraverso figure come Vyke, Gideon, Fia, Ranni e gli altri campioni della nuova era, il mondo iniziò lentamente a comprendere una verità che gli dei avevano tentato di nascondere per secoli, ovvero che la follia di Marika e la Disgregazione non avevano spezzato soltanto l’Anello Ancestrale, ma aveva spaccato l’idea stessa che esistesse un unico destino possibile per l’Interregno.
E per la prima volta dalla nascita dell’Albero Madre, il futuro del mondo non apparteneva più agli dei. Apparteneva ai Senzaluce e ad uno in particolare.
Uno sconosciuto, completamente anonimo, che la Grazie risvegliò insieme agli altri, in una piccola cappella nella regione di Sepolcride…























