Se l’Ordine Aureo nasce come promessa di perfezione, è nella figura della Regina Marika che quella promessa prende forma e inizia lentamente a incrinarsi. L’Eterna, come avevano preso a chiamarla gli abitanti dell’Interregno, non era soltanto una divinità, ma un punto di contatto tra due verità incompatibili, cioè da un lato il mondo che l’ha preceduta, fatto di Crogiolo, spiritualità arcaiche e culture dimenticate e dall’altro l’ordine imposto dalla Volontà Superiore, ovvero una struttura perfetta che non ammetteva deviazioni. È facile immaginare che nessun equilibrio fondato su contraddizioni così profonde possa durare, e proprio per questo il seme di ciò che porterà alla frantumazione dell’Anello esisteva fin dall’inizio del regno di Marika. Ma procediamo con ordine.
Per consolidare il proprio dominio, la Regina pose al suo fianco un consorte, Godfrey, che divenne così il Primo Lord Ancestrale (anche se, come abbiamo visto nel capitolo precedente, questo titolo spetterebbe a Placidusax). Prima ancora di essere un sovrano, Godfrey era Hoarah Loux, un guerriero dominato da una ferocia quasi animalesca, tanto che per contenerne la natura venne legato a lui Serosh, il Signore delle Bestie. Questo specifico dettaglio rivela qualcosa di fondamentale sull’Ordine Aureo, ovvero che esso non eliminava il caos, ma lo incatenava, lo controllava e lo costringeva a servire una struttura superiore. Sotto il comando di Godfrey, l’Ordine si espanse attraverso guerre devastanti. Culture antiche vennero cancellate, i residui del Crogiolo repressi o assorbiti, le forme di vita considerate impure allontanate dalla luce dorata dell’Albero Madre. Ed è proprio durante questa fase che nacque la prima stirpe divina dell’Ordine. Dall’unione tra Marika e Godfrey nacquero infatti Godwyn l’Aureo il figlio perfetto destinato a incarnare la gloria dell’Ordine, ma anche Morgott e Mohg, due gemelli marchiati dalla maledizione dei Presagi.
Il primo, Godwyn, sembrava incarnare davvero l’immagine ideale dell’Ordine. Amato dal popolo, glorioso in battaglia e benedetto dalla Grazia, rappresentava ciò che l’Albero Madre desiderava mostrare di sé: armonia, nobiltà, grandezza. Ed è proprio attraverso Godwyn che avvenne qualcosa di straordinario, se non impensabile. Durante le guerre contro i draghi antichi, il conflitto non terminò con uno sterminio totale come accaduto con altre culture. Dopo lo scontro con Fortissax, potente drago ancestrale legato all’epoca di Placidusax infatti, nacque un legame inatteso tra i due. Quella che doveva essere una guerra si trasformò in alleanza, in amicizia, e attorno a questo evento si sviluppò anche il culto dei draghi, integrato (almeno in parte) nella struttura dell’Ordine Aureo. Questo momento fu fondamentale nella storia dell’Interregno, perché rappresentò uno dei rarissimi casi in cui l’Ordine non distrusse completamente ciò che considerava estraneo. Attraverso Godwyn, i draghi antichi vennero quindi in parte integrati nel nuovo ordine del mondo. Ma proprio per questo l’Aureo divenne allo stesso tempo qualcosa di pericoloso, perché dimostrò che una via diversa dalla repressione assoluta poteva esistere, una fatta di convivenza invece che di cancellazione.

La nascita di Morgott e Mohg rappresentava invece la contraddizione opposta. I Presagi, come accennato prima, portavano nel corpo i segni del Crogiolo: corna, tratti bestiali, deformità considerate impure dalla nuova religione dell’Albero Madre. Ciò che un tempo era simbolo di vicinanza all’origine della vita ora veniva ora trattato come una maledizione. E così, i figli della stessa Marika vennero nascosti sotto la capitale, Leyndell, imprigionati nelle profondità delle fogne affinché la loro esistenza non contraddicesse la perfezione proclamata dall’Ordine Aureo. Di nuovo, ci troviamo di fronte ad dettaglio essenziale, perché dimostra che l’Ordine della Volontà Superiore e di Marika non riesciva mai davvero a cancellare il passato. Il Crogiolo continuava a riaffiorare, persino nel sangue della sua stessa divinità, in colei che conteneva l’Anello Ancestrale.
Tra tutte le guerre combattute dall’Ordine Auero intanto, quella contro i Giganti del Fuoco rimase la più importante. Custodi della Fiamma della Rovina, questi ultimi rappresentavano una minaccia esistenziale per l’Albero Madre, poiché custodivano un potere capace di incendiare ciò che la Volontà Superiore aveva imposto al mondo. La guerra fu brutale, totale, e terminò con il massacro quasi completo della loro razza. Rimase soltanto l’ultimo gigante, condannato e maledetto da Marika in persona a custodire eternamente la fiamma che non poteva essere estinta. Ancora una volta, l’Ordine Aureo dimostrò la propria natura: ciò che non poteva controllare doveva essere distrutto o imprigionato. Ma nemmeno questa conquista fu sufficiente, perché esistevano ancora culture e popoli legati al Crogiolo, memorie viventi di un mondo precedente all’Ordine. Ed è qui che emerse una figura destinata a essere cancellata dalla storia stessa: Messmer.
Figlio di Marika (e si presume di Radagon, figura che esplorermo tra poco), Messmer rappresentava il volto più crudele dell’espansione dell’Ordine Aureo. Guerriero spietato, portatore di una fiamma serpentina proibita, guidò una campagna di sterminio contro gli Araldi del Corno e contro tutto ciò che conserva il legame con il Crogiolo. La sua crociata non era una semplice guerra, fu una purificazione. Intere culture vennero massacrate, la memoria stessa di quei popoli distrutta e le (future) Terre dell’Ombra divennero un luogo separato, quasi rimosso dalla realtà. Ma la parte più tragica della storia di Messmer era un’altra: nonostante servisse la madre con assoluta devozione, venne infine abbandonato e cancellato dalla storia. La sua esistenza venne nascosta, rimossa dalla narrazione ufficiale dell’Ordine Aureo, come se non fosse mai esistito davvero. Il motivo era semplice: Messmer portava dentro di sé anche un’altra verità inquietante. La sua natura era corrotta da una fiamma serpentina, una forza instabile che lo consumava dall’interno e di cui, nonostante tutti i suoi sforzi, non riuscì mai a liberarsi. Non era soltanto un potere, ma una vera e propria maledizione e, soprattutto un rischio per l’Ordine Aureo proprio come lo erano stati i Giganti e la loro Fiamma. Il fuoco di Messmer rappresentava tutto ciò che l’Ordine Aureo tentava disperatamente di reprimere senza mai riuscire davvero a distruggere. Ancora una volta, l’Ordine (e Marika stessa in particolare) dimostrava di fondarsi non solo sulla conquista del mondo, ma anche sulla riscrittura della memoria.
Ed è proprio dopo questa lunga stagione di guerre e repressioni che accadde qualcosa di apparentemente incomprensibile. Godfrey, il guerriero che aveva costruito l’impero di Marika, perse improvvisamente la Grazia. Non perché avesse fallito o perché fosse stato sconfitto. Semplicemente non serviva più. Marika lo privò della luce dorata e lo esiliò insieme ai suoi guerrieri, trasformandoli nei primi Senzaluce, figure dimenticate, costrette ad abbandonare l’Interregno e a vagare lontano dall’Albero Madre. In questo momento si può forse comprende la vera natura della Grazia, che non era un dono, ma uno strumento. Chi non era più utile all’Ordine veniva scartato.
Proprio dopo l’esilio di Godfrey emerge una nuova figura, Radagon. A differenza del Primo Lord Ancestrale di Marika, Radagon appariva come l’incarnazione perfetta dell’Ordine Aureo: disciplinato, devoto, completamente fedele alla Volontà Superiore, letteralmente il suo campione. Ma la sua comparsa portò con sé qualcosa di innaturale, quasi irreale, come se fosse sempre esistito nell’ombra della stessa Marika.
Durante le guerre di Liurnia, Radagon affrontò la casata reale dei Cariani, sovrani di una cultura profondamente diversa da quella dell’Ordine Aureo. Dove l’Albero Madre rappresentava struttura, gerarchia e controllo, questi sovrani guardavano alle stelle e alla luna. Il loro potere non derivava dalla Grazia, ma dal cosmo, dal destino e dai movimenti celesti. Era a tutti gli effetti una filosofia opposta a quella della Volontà Superiore, ovvero non imporre un ordine assoluto, ma accettare l’esistenza di forze infinite e incontrollabili.
Al centro di questo mondo si trovava Rennala, regina del plenilunio e guida dell’Accademia di Raya Lucaria. Rennala non era soltanto una sovrana, ma il simbolo di una possibile alternativa all’Ordine Aureo, e proprio per questo la sua unione in matrimonio, celebrato alla Chiesa dei Voti, con Radagon assunse un significato enorme. Quando i due si sposarono, sembrava quasi che due visioni inconciliabili del mondo riuscissero finalmente a convivere. A rafforzare ulteriormente questo fragile legame tra l’Ordine Aureo e la casata dei Cariani vi era inoltre anche la figura di Rellana, sorella minore di Rennala. Guerriera eccezionale e legata anch’essa alla tradizione lunare della sua Casata, Rellana scelse però di seguire Messmer (di cui era innamorata) e prendere parte alla sua crociata nelle Terre dell’Ombra. La sua decisione era profondamente simbolica. Rellana rappresentava infatti una parte della nobiltà cariana che non si limitava a convivere con l’Ordine Aureo, ma che decise addirittura di abbracciarlo, persino nelle sue forme più brutali e oppressive. La magia lunare e la fiamma della guerra finirono così per intrecciarsi, mostrando quanto l’influenza dell’Albero Madre riescisse a penetrare anche in culture nate o già presenti come alternativa alla Volontà Superiore Ma proprio come accadde per Messmer, anche la storia di Rellana finirà per essere inghiottita dall’ombra, quasi cancellata insieme alla memoria stessa della crociata.
Intanto, dall’unione di Rennala con Radagon nacquero tre figli. Radahn, guerriero titanico capace di dominare le stelle, la Principessa lunare Ranni, destinata a ribellarsi all’Ordine stesso, e Rykard, che finirà per scegliere la blasfemia e la ribellione assoluta. Subito dopo questa generazione di semidei, la storia dell’Interregno scese sotto la superficie. Sotto le radici dell’Albero Madre, esistevano infatti le città eterne di Nokron e Nokstella, civiltà antichissime condannate all’oscurità per aver sfidato i limiti imposti dalla Volontà Superiore. Queste due città non erano semplici rovine, ma mondi rimossi dalla superficie della storia, sepolti sotto la realtà stessa dell’Ordine Aureo.
Tuttavia, oltre a queste, esisteva anche una terza via ancora più estrema, la quale non contemplava integrazione, né ribellione, ma annullamento. La Fiamma della Frenesia delle caotiche Tre Dita rappresentava il rifiuto assoluto dell’esistenza stessa, un tornare ad essere quell’Uno che esisteva alle origini. Dove la Volontà Superiore imponeva ordine e distinzione, la Fiamma della Frenesia dissolveva ogni cosa in un caos indistinto. Non si limitava a opporsi all’Albero Madre, ne negava il concetto stesso di forma, identità e significato. Questa rappresentava la fine di ogni possibile ordine, la risposta ultima al fallimento di qualsiasi sistema che pretendesse di essere assoluto.
Tornando ai reali intanto, nessuno dei figli di Radagon e Rennala seguì davvero il cammino dell’Ordine Aureo, e questo dimostrava già quanto la frattura fosse ormai crescente anche dentro la famiglia divina e all’apparente equilibrio del mondo.
Ma proprio quell’equilibrio non poteva durare, perché un giorno, senza un apparente motivo, Radagon abbandonò Rennala, lasciò Liurnia e ritornò a Leyndell. Ritornò da Marika, per diventarne il secondo consorte.

Ed è qui che emerse una delle verità più sconvolgenti dell’intera storia dell’Interregno. Radagon e Marika non erano semplicemente legati… ma erano la stessa persona. Un’unica entità divisa in due identità, due volontà incompatibili costrette a condividere la stessa esistenza. Marika rappresentava il dubbio, la memoria delle origini e la possibilità di mettere in discussione l’Ordine; Radagon incarnava invece la fede assoluta nella Volontà Superiore, il desiderio disperato di preservare il sistema a ogni costo. Non erano semplicemente opposti, ma si potevano considerare a tutti gli effetti una contraddizione vivente.
Con la riunificazione di Radagon e Marika, l’Ordine Aureo raggiunse il proprio apice. L’Albero Madre dominava ora il mondo, la Grazia guidava gli eletti e la volontà divina sembrava assoluta. Ma proprio nel momento della massima perfezione, il sistema iniziò a collassare dall’interno, perché una divinità divisa non poteva sostenere un ordine perfetto.
Da questa unione tra Marika e Radagon nacquero altri due figli, i gemelli Malenia e Miquella, forse le figure più tragiche mai generate dall’Ordine Aureo. Essendo figli di un’unica divinità divisa contro sé stessa, entrambi nacquero già segnati da una maledizione impossibile da curare. Malenia era afflitta fin dalla nascita dalla terribile Marcescenza Scarlatta, una forza legata ad una divinità esterna ostile all’Ordine Aureo. Il suo corpo marciva lentamente, trasformandola contemporaneamente in una guerriera invincibile e simbolo vivente della decadenza. Ogni sua vittoria portava con sé distruzione, contaminazione e morte. Malenia non riuscì mai davvero a separare la propria identità dalla putrefazione che la abitava, diventando l’incarnazione del conflitto tra volontà e corruzione.
Accanto a lei esisteva il suo gemello Miquella, forse il personaggio più enigmatico e affascinante (letteralmente) dell’intera storia dell’Interregno. Condannato a rimanere eternamente bambino, Miquella rappresentava l’impossibilità della completezza, nonostante condividesse con i suoi genitori persino la natura duale. Anche lui infatti al suo interno “conteva” un altro io, chiamata Santa Trina, un’identità associata al sonno. Ma proprio questa fragilità lo portò a mettere in discussione i limiti stessi dell’Ordine Aureo. A differenza degli altri semidei suoi fratelli, Miquella non cercava soltanto potere, ma delle soluzioni, delle alternative. Cercò infatti un modo per salvare la sorella Malenia, per liberarsi dall’influenza della Volontà Superiore e creare un ordine diverso, più misericordioso, capace di accogliere ciò che l’Albero Madre rifiutava. È per questo che abbandonò progressivamente l’Ordine Aureo, dando vita all’Albero Sacro, un albero alternativo a quello Madre, simbolo di un possibile nuovo inizio. Attorno a questo nuovo Albero trovarono rifugio gli esclusi, gli emarginati, coloro che non avevano posto nella perfezione imposta dalla Volontà Superiore. Ma anche questo sogno era destinato a spezzarsi, così come tutte le opere tentate dall’eterno bambino. Miquella non riuscì a completare il proprio Albero, Malenia continuò a essere divorata dalla Marcescenza, e il loro legame si trasformò lentamente in una tragedia fatta di devozione, sacrificio e rovina di cui torneremo a parlare in un altro capitolo. In loro, più che in qualsiasi altro personaggio, si manifestò la verità definitiva dell’Ordine Aureo: la perfezione promessa dalla Volontà Superiore generava inevitabilmente sofferenza, perché tentava di imporre stabilità a un mondo che per natura non poteva essere immobile.

A questo punto della storia, l’Ordine Aureo governava ancora l’Interregno. Funzionava, dominava incontrastato… ma era già destinato a crollare, perché il suo fondamento non era più stabile. Quando persino un dio smette di essere uno solo, anche la realtà che sostiene inizia inevitabilmente a spezzarsi.
Non fu quindi il caos a distruggere l’Ordine Aureo, né una guerra. Fu una contraddizione impossibile da contenere, una crepa che crebbe lentamente nel cuore stesso della divinità e dei suoi stessi figli.
E quando quella crepa iniziò finalmente ad aprirsi… l’intero mondo si preparò a cadere insieme a lei.
























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