Ci sono protagonisti che iniziano il loro viaggio come eroi, mentre altri diventano tali solo dopo aver perso tutto e il protagonista dell quarto capitolo della saga di Assassin’s Creed, recentissimamente uscita in una versione remake con Assassin’s Creed Black Flag Resynced, Edward Kenway, appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Quando si parla di questa storica saga videoludica, è facile ricordare personaggi come Ezio o Altaïr, assassini che hanno sempre avuto un forte legame con la Confraternita, ma Edward rappresenta certamente un’eccezione. Il Signor Kenway è un uomo che entra nel conflitto tra Assassini e Templari quasi per caso, spinto non da ideali ma dall’avidità, nella più classica rappresentazione di un anti-eroe. Ed è proprio questa caratteristica a renderlo uno dei personaggi più umani che possiamo trovare e scoprire in Assassin’s Creed, dove la sua storia non è quella di un maestro assassino, ma quella di un uomo che impiega una vita intera per capire cosa conta davvero.
Giusto per dare un po’ di contesto a chi non fosse familiare col titolo, diciamo che Edward nasce nel Galles nel 1693 e la sua giovinezza è segnata dalla povertà e dalla frustrazione. Egli non appartiene infatti alla nobiltà, né possiede ricchezze e vede davanti a sé un futuro già scritto: lavorare duramente per tutta la vita senza mai cambiare realmente la propria condizione (si, insomma, un uomo moderno). Quando incontra Caroline Scott, figlia di una famiglia benestante, si innamora profondamente di lei. Il problema è che il padre della ragazza considera Edward un uomo senza prospettive e per poter sposare la ragazza, Edward promette quindi di diventare ricco. Ed è qui che nasce il primo grande errore della sua vita. Edward confonde il successo con il denaro, dando così il via alla sua carriera da pirata, che inizialmente l’avrebbe dovuto tenere lontano da casa per soli due anni, ma che si allungheranno in un tempo ben più esteso.
Quando Black Flag inizia, Edward è tutto ciò che l’immaginario collettivo associa a un pirata. Arrogante, carismatico, impulsivo, ironico.. le più classiche delle caratteristiche insomma. Tuttavia, a differenza degli altri protagonisti della saga, Edward non si schiera immediatamente. Prima collabora inconsapevolmente con i Templari, poi con gli Assassini, poi fa una serie di casini con entrambe le fazioni, poi torna a collaborare nuovamente.. ma questo non perché sia incoerente. Semplicemente, il nostro pirata non riconosce alcun valore negli ideali (almeno per gran parte del titolo) e per lui tutto ha un prezzo e questa è forse la caratteristica che più lo distingue da Ezio e Altaïr. Edward non combatte per cambiare il mondo, non gliene frega proprio nulla, lui si trova lì solo ed esclusivamente per migliorare la propria vita. Ed è proprio questo egoismo iniziale che rende il suo cambiamento verso la fine del gioco così potente.
Ma torniamo un secondo al tema piratesco. Uno degli aspetti più interessanti della storia riguarda Nassau ed il suo significato. Per Edward e per molti pirati, Nassau rappresenta qualcosa di più di una semplice città, essendo praticamente un’utopia, un luogo libero dalle monarchie europee, dalle tasse. dalle leggi e dalle imposizioni della società della seconda metà del Seicento. Per uomini come Barbanera, Charles Vane, Jack Rackham e Anne Bonny, per citare alcuni dei compagni di Edward, Nassau è il simbolo della libertà assoluta. Ma intorno a tutto questo viene costruita lentamente una critica molto profonda, dove una società senza regole non diventa automaticamente una società giusta. Senza istituzioni, senza responsabilità e senza fiducia, persino i pirati finiscono per combattersi tra loro, l’utopia di Nassau crolla dall’interno ed Edward assiste impotente alla distruzione dell’unico luogo che aveva davvero considerato casa.
Ma spostiamoci proprio sui compagni di Edward, perché uno dei grandi temi di AC Black Flag è sicuramente la perdita. Il nostro pirata costruisce legami autentici con molte figure storiche dell’epoca d’oro della pirateria, basti pensare ai già citati Barbanera, Anne Bonny e Charles Vane, ma anche Mary Read, Benjamin Hornigold e Stede Bonnet. È interessante notare come, ad uno sguardo più approfondito, ognuno di loro rappresenti una possibile versione del futuro di Edward. Barbanera incarna il mito della forza, Hornigold il pragmatismo, Vane la follia, Mary Read il sacrificio, Anne Bonny la resilienza… e uno dopo l’altro nel corso della storia, Edward li perde quasi tutti, in uno scenario dove ogni morte diventa una lezione e ogni fallimento lo costringe a guardarsi allo specchio. Per la prima volta comprende che inseguire esclusivamente il denaro significa restare inevitabilmente soli.
Tra tutti quelli che abbiamo appena elencato comunque, c’è un personaggio che spicca di più tra gli altri in merito all’influenza sul nostro protagonista. Parliamo di Mary Read, probabilmente la figura più importante nella crescita di Edward. Travestita inizialmente da uomo con il nome di James Kidd, Mary osserva il nostro pirata fin dall’inizio, comprendendone immediatamente il potenziale, ma vedendo allo stesso tempo anche la sua immaturità. Tuttavia, non cerca mai di costringere Edward, preferendo mostrargli un’altra strada e la sua morte rappresenta senza dubbio il vero punto di svolta della narrazione. Edward comprende finalmente quanto tempo abbia sprecato rincorrendo illusioni in quella che non arriva al giocatore come una conversione improvvisa, ma come il risultato tangibile di anni di errori.
Così, quando Edward entra realmente nella Confraternita degli Assassini, non lo fa perché desidera vendetta, ma perché finalmente comprende il senso del Credo.
“Nulla è reale; tutto è lecito”, come recita il leggendario motto che tutti gli appassionati conoscono. E per Edward questa frase assume un significato completamente diverso rispetto agli altri protagonisti. Se all’inizio interpretava queste parole come un modo per dire che si può fare quello che si vuole, alla fine comprende che la libertà non consiste nel fare qualsiasi cosa, ma nell’assumersi la responsabilità delle proprie azioni.. ed è ovviamente una differenza enorme, probabilmente la lezione più importante dell’intero titolo.
E Caroline? Edward la dimentica? Assolutamente no, tanto che durante tutta la sua avventura continua a promettersi che un giorno tornerà da lei. Sfortunatamente però, quel giorno arriva troppo tardi, perché Caroline muore e l’uomo che voleva renderla felice trascorrendo solo due anni ad accumulare ricchezze, scopre di aver sacrificato alla fine proprio ciò che desiderava proteggere. Tutto ciò rappresenta una tragedia profondamente umana se ci pensiamo, perché diventa una leggenda della pirateria, accumula molti tesori… ma perde la persona per cui aveva iniziato quello stesso viaggio.
Ma AC Black Flag non si chiude nella disperazione. La parte finale della storia introduce un nuovo elemento quando Edward scopre di avere una figlia, Jennifer Scott, una scoperta che lo spinge a ritirarsi dalla vita da pirata, cambiare completamente vita e trasferirsi a Londra. Lì crescerà un altro figlio che gli appassionati conoscono molto bene, Haytham, e diventa anche un Maestro Assassino, lavorando per ricostruire la Confraternita britannica. E per la prima volta, Edward Kenway mette gli altri davanti a sé stesso, nel completamento dell’evoluzione del personaggio.
E per concludere questo nostro viaggio nel protagonista di AC Black Flag, torniamo all’inizio. Se Ezio racconta la ricerca della saggezza e Altaïr quella della conoscenza, Edward Kenway rappresenta sicuramente la ricerca della libertà, questo quarto capitolo della saga ribalta completamente il significato di questa parola così importante. All’inizio Edward crede che essere liberi significhi non dover rispondere a nessuno, ma alla fine comprende che la vera libertà nasce dalla responsabilità. Il mare, grande protagonista del titolo e simbolo dell’assenza di confini, diventa quindi una metafora perfetta. Certo, può offrie infinite possibilità, ma senza una direzione precisa e definita si finisce sempre per perdersi.
Non ho problemi a dire che questo titolo rappresenta il mio capitolo della saga preferito e reputo anche Edward il miglior protagonista di quest’ultima. Un personaggio che funziona così bene perché non nasce come un eroe. ma è un egoista, vanitoso e avido che commette una sequela di stronzate enormi e fa soffrire le persone che ama, ed è proprio per questo la sua redenzione risulta credibile e si riesce a sviluppare una forte empatia con lui. Con Edward la vecchia Ubisoft che ora non esiste più, ha costruito uno dei percorsi di crescita più maturi dell’intera saga: non una trasformazione improvvisa, né un qualcuno che da subito è un predestinato, ma un lento processo di disillusione, in cui ogni perdita erode le convinzioni del protagonista fino a praticamente costringerlo a ridefinire sé stesso. Edward non diventa un Assassino perché il destino lo ha scelto, lo fa solo perchè comprende, troppo tardi, che le ricchezze, la fama e la libertà senza responsabilità sono traguardi vuoti. Il vero tesoro che cercava non era nascosto in qualche isola dei Caraibi, bensì nella capacità di dare un significato alle proprie azioni e alle persone che aveva accanto. Ed è questa umanità, fatta di errori, rimpianti e crescita, che ha reso in tutti questi lunghi 13 anni dall’uscita del titolo originale, Edward Kenway uno dei protagonisti più memorabili Assassin’s Creed e Black Flag uno dei titolo più amati della saga.














