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Elden Ring: Cronache dell’Interregno, capitolo 7

Kharonte by Kharonte
5 Luglio 2026
in Videogiochi

Per molto tempo si credette che le terre dell’Interregno coincidessero con l’intero mondo conosciuto e che la storia dell’Ordine Aureo avesse avuto origine con l’ascesa della Regina Marika e la nascita dell’Albero Madre. D’altronde, le rovine disseminate tra Sepolcride, Liurnia e Altus raccontavano l’espansione di un impero divino apparentemente destinato a sostituire ogni civiltà precedente, mentre i pochi riferimenti ai tempi più antichi sembravano appartenere a un passato ormai irraggiungibile. Tuttavia, la scoperta delle Terre dell’Ombra modificò completamente questa prospettiva, rivelando che una parte fondamentale della storia era stata deliberatamente cancellata e nascosta dietro un velo tanto fisico quanto simbolico. Questi luoghi non rappresentavano infatti un altro continente né una dimensione separata, ma il luogo dal quale era nata l’intera futura civiltà dell’Ordine Aureo, una terra cancellata scientemente dalla memoria collettiva affinché nessuno potesse ricordare il prezzo pagato per la sua fondazione.

Su quella terra dimenticata non dominava l’Albero Madre, ma il gigantesco Albero Ombra. A differenza del primo, simbolo di ordine, immortalità e Grazia, il secondo appariva spezzato, contorto e avvolto da un’ombra costante, come se rappresentasse il riflesso deformato dell’Albero Madre o ciò che quest’ultimo aveva lasciato dietro di sé. Le sue due grandi spirali intrecciate richiamavano visivamente il simbolismo del Crogiolo e delle culture precedenti all’Ordine Aureo, suggerendo che la separazione tra luce e ombra non fosse mai stata completa. Molti elementi lasciano intendere che i due grandi alberi fossero due aspetti della stessa realtà cosmica: uno mostrato al mondo come emblema della Grazia, l’altro nascosto insieme ai peccati, alle guerre e ai ricordi che Marika aveva scelto di cancellare (come vedremo tra poco). In questo senso, l’Albero Ombra non rappresentava semplicemente un nuovo albero sacro, ma la memoria stessa dell’Ordine Aureo, una ferita gigantesca rimasta a crescere nell’ombra mentre il mondo venerava soltanto la sua metà luminosa. 

Prima che l’Albero Madre dominasse il cielo e prima ancora che la Grazia definisse il destino degli uomini, gran parte di quella regione era infatti abitata dagli Araldi del Corno, un popolo profondamente legato al Crogiolo, lo stato primordiale della vita dal quale tutte le forme viventi avevano avuto origine. Per questo popolo le corna, le piume, le squame, le code e ogni altra caratteristica animale non rappresentavano deformità, ma manifestazioni della sacralità del mondo originario. Essi vedevano nella mescolanza delle forme viventi un segno della perfezione del Crogiolo e costruirono la propria spiritualità attorno a gigantesche spirali che simboleggiavano il continuo intrecciarsi della vita e della morte e il “tendere al divino”. Così, mentre l’Ordine Aureo avrebbe poi ricercato purezza, gerarchia e separazione, gli Araldi del Corno veneravano l’amalgamazione dei corpi, la trasformazione e l’accettazione di ogni differenza, in una contrapposizione ideologica che avrebbe segnato il destino dell’intero mondo.

In quella stessa terra esisteva anche un luogo apparentemente insignificante, nascosto tra prati silenziosi e fiori dorati, conosciuto come il Villaggio Sciamanico. Lì viveva il popolo dal quale proveniva Regina Marika, una comunità femminile dotata di caratteristiche considerate eccezionali dagli Araldi del Corno. I corpi di queste donne sembravano infatti possedere una straordinaria capacità di amalgamarsi con altre forme di vita, qualità che spinse gli Araldi a utilizzarli come materiale per i terrificanti rituali dei Vasi Viventi. Molte sciamane vennero così catturate, torturate, mutilate e amalgamate a forza con cadaveri e altre creature nella convinzione che questa fusione avrebbe permesso agli Araldi di avvicinarsi alla perfezione del Crogiolo e di, nuovamente, “tendere al divino”. Le testimonianze e i resti disseminati nelle Terre dell’Ombra lasciarono intendere che quasi l’intero villaggio venne annientato da questi rituali, e che Marika fu una delle pochissime sopravvissute, se non l’unica.

Questa scoperta ad una prima occhiata potrebbe cambiare completamente la percezione della sua figura. La futura dea dell’Ordine Aureo potrebbe non apparire più soltanto come una sovrana scelta dalla Volontà Superiore, pensando che sia stata una donna sopravvissuta a un genocidio, cresciuta osservando il proprio popolo sacrificato in nome di una religione che considerava sacra la “fusione” della carne. In quest’ottica, molti degli eventi successivi potrebbero assumere un significato diverso. La volontà di creare un ordine basato sulla separazione delle forme viventi, l’eliminazione delle manifestazioni del Crogiolo e la persecuzione di chiunque conservasse corna o altre caratteristiche primordiali potrebbero non sembrare più soltanto una scelta politica, ma la risposta traumatica di una sopravvissuta che aveva trasformato la propria vendetta in una nuova religione…. ma questa è solo una mezza verità. 

Perché se tutto questo può essere vero, è altrettanto vero che Marika la sua ascesa a divinità ha comunque avuto bisogno di una qualche forma di sostegno, che evidentemente gli Araldi del Corno le hanno assicurato dietro magari qualche promessa (che poi sappiamo non essere stata mantenuta). Lo stesso Cancello Divino è “formato” da tantissimi corpi il cui sangue è servito da catalizzatore affinché esso “funzionasse”. Da questa prospettiva quindi, Marika appare anche come qualcuno che ha assecondato, probabilmente, lo sterminio della sua stessa gente per raggiungere la divinità, in un’ottica che avvicina la dea al personaggio di Grifis di Berserk e all’episodio dell’Eclissi.

L’ultima visita di Marika al Villaggio Sciamanico, ormai deserto, dopo la sua ascesa a divinità.

Tornando a noi, al centro delle Terre dell’Ombra si innalzava Enir-Ilim, una città-struttura costruita attorno al misterioso Cancello Divino, il luogo, come abbiamo detto poc’anzi, nel quale Marika aveva compiuto la propria ascensione. L’architettura stessa di questo luogo richiamava fortemente le spirali venerate dagli Araldi del Corno, suggerendo che il potere utilizzato dalla futura dea non fosse nato appunto con l’Ordine Aureo, ma appartenesse a una tradizione molto più antica. Lo status di divinità, quindi, non apparve più come un dono concesso dalla Volontà Superiore, bensì come uno stato raggiungibile attraverso un preciso rituale. Questa rivelazione stabilì un inquietante parallelismo con il viaggio di Miquella, mostrando come il giovane semidio non stesse “inventando” un nuovo percorso, ma stesse inconsapevolmente ripercorrendo le orme della madre.

Una volta divenuta dea accogliendo l’Anello Ancestrale dentro di sé, Marika non si limitò a fondare un nuovo ordine, decidendo di cancellare radicalmente quello precedente e per realizzare questo obiettivo affidò la propria guerra al figlio primogenito, Messmer, un personaggio completamente assente dalla memoria dell’Interregno perché deliberatamente rimosso dalla storia ufficiale. Messmer nacque probabilmente prima dell’unione con Godfrey (forse con Radagon, anche se la paternità è ancora incerta) e portò dentro di sé una terribile maledizione rappresentata dal Serpente Abissale, una fiamma divoratrice capace di consumare ogni cosa, persino l’Albero Madre stesso. Marika sigillò quel potere all’interno del figlio, affidandogli allo stesso tempo la missione più crudele della sua epoca: annientare gli Araldi del Corno e cancellare ogni traccia della loro civiltà.

La figura di Messmer contribuì inoltre a gettare nuova luce su uno dei personaggi più enigmatici dell’Interregno, ovvero Melina. Numerosi elementi suggeriscono infatti che anche lei fosse una figlia di Marika, molto probabilmente sorella dello stesso Messmer. Entrambi condividono infatti delle “visioni di fuoco” ed entrambi erano legati a una misteriosa madre che aveva assegnato loro una missione e, soprattutto, entrambi presentavano l’occhio sinistro segnato da un sigillo, interpretato da molti come il simbolo di un potere volutamente represso. Se Messmer custodiva dentro di sé il Serpente Abissale ed una fiamma inestinguibile, Melina sembrava invece essere stata destinata a incarnare la fiamma capace di incendiare l’Albero Madre, motivo per cui la sua forma, come lei stessa afferma, è incorporea in quanto il suo corpo sembrerebbe essere stato bruciato. Niente conferma esplicitamente questo legame, così come niente conferma un’altra possibilità molto più inquietante, cioè che Melina sia in realtà la misteriosissima Regina dall’Occhio Tetro.

Tornando al presunto fratello, la terrificante Crociata di Messmer trasformò le Terre dell’Ombra in un immenso campo di sterminio. Intere città vennero incendiate, popolazioni massacrate e templi abbattuti nel nome dell’Ordine Aureo nascente e di Marika. I giganteschi pali sui quali ancora ora giacciono corpi trafitti raccontano una violenza sistematica che non ha alcun equivalente nella storia dell’Interregno. È naturale quindi che per gli abitanti di quelle regioni, Messmer divenne il simbolo stesso dell’apocalisse, mentre per Marika rappresentò l’arma necessaria a costruire il proprio impero. Eppure, una volta terminata la guerra, anche lui venne abbandonato. Terrorizzata dalla possibilità che il figlio potesse arrecare danno all’Albero Madre, le Terre dell’Ombra furono coperte da Marika con un velo che le separò dal resto del mondo e lo stesso nome di Messmer scomparve dalla memoria collettiva, come se la dea avesse deciso di nascondere non soltanto il proprio passato, ma anche il figlio che aveva reso possibile la sua vendetta (e il suo tradimento) nei confronti degli Araldi del Corno.

La Crociata di Messmer.

Ma le Terre dell’Ombra non custodivano solo i segreti di Marika. Fu in questo contesto infatti che emersero altre figure destinate a incarnare le grandi forze cosmiche di Elden Ring. Ad esempio Romina, la Santa del Bocciolo, disperata davanti alla distruzione del proprio santuario, entrò in contatto con la Marcescenza Scarlatta e diventandone il volto nelle Terre dell’Ombra, dimostrando così che la Divinità Esterna esistesse ed avesse una sua influenza ben prima della nascita di Malenia. Allo stesso modo il venerabile Midra mostrò il volto più umano della Fiamma della Frenesia, rivelando come la follia non fosse semplicemente una forza distruttrice, ma la conseguenza estrema di una sofferenza protratta oltre ogni limite. Midra resistette per un tempo incalcolabile alla tentazione della Frenesia, trasformando la propria esistenza in una lenta tortura pur di impedire che il caos consumasse il mondo, fino a quando l’anonimo Senzaluce non pose fine alla sua agonia liberando definitivamente quel potere.

Tuttavia tutte le rivelazioni delle Terre dell’Ombra, nessuna risultò tanto sconvolgente quanto quella legata al Conte Ymir e a Metyr, la Madre delle Dita. Per secoli e secoli se non per tutta l’intera storia dell’Interregno, le Due Dita erano state infatti considerate fedeli interpreti della Volontà Superiore, intermediare di un volere divino perfetto e onnipresente. Ymir dimostrò invece che la realtà fosse molto diversa. Come rivelato dal Conte, Metyr era giunta nell’Interregno come la prima stella caduta dal cielo, ancora prima quindi della Belva Ancestrale e dello stesso Anello, e aveva dato origine a tutte le Dita conosciute. Tuttavia era stata abbandonata quasi immediatamente dalla Volontà Superiore e aveva continuato a generare messaggi, profezie e interpreti senza ricevere più alcuna direttiva o semplicemente risposte. L’intero Ordine Aureo risultò così fondato su un gigantesco equivoco: per secoli e secoli sacerdoti, leggidita e semidei avevano creduto di seguire una volontà divina che in realtà non comunicava più con il mondo fin dai suoi albori. Le Dita non erano la voce della Volontà Superiore, ma l’eco di un comando antico, ripetuto all’infinito da una creatura rimasta sola. E fu proprio all’interno di questo scenario che il viaggio di Miquella trovò il proprio significato definitivo. Come abbiamo visto nel capitolo precedente, attraversando le Terre dell’Ombra egli ripercorse inconsapevolmente il cammino di Marika, abbandonando lungo il percorso frammenti della propria identità, rinunciando progressivamente all’amore, ai dubbi e alla compassione incarnata da Santa Trina nel tentativo di raggiungere una nuova forma di divinità. Se Marika aveva costruito infatti un ordine attraverso la vendetta e l’assoluta perfezione, Miquella tentò di costruirne uno attraverso la misericordia e la compassione, ma entrambi finirono per seguire lo stesso sentiero: quello che conduceva al sacrificio della propria umanità in nome di un ideale assoluto.

Così, quando l’anonimo Senzaluce raggiunse Enir-Ilim e pose fine al sogno del giovane semidio, la storia sembrò chiudere un cerchio iniziato migliaia di anni prima nel silenzio del Villaggio Sciamanico. 

In definitiva, qui, alla fine di questo nostro lunghissimo viaggio, possiamo dire che le Terre dell’Ombra non raccontarono semplicemente l’origine di un nuovo dio o la caduta di un altro semidio, ma rivelarono che l’intera storia dell’Interregno era stata costruita sopra una memoria cancellata, sopra un popolo sterminato e sopra una vendetta trasformata in tradimento prima e religione poi. L’Ordine Aureo smise così di apparire come la naturale evoluzione del mondo e si mostrò per ciò che era sempre stato: un ordine imposto, nato dal dolore, dall’astuzia e dalla crudeltà di Marika e mantenuto attraverso la rimozione sistematica del passato.  E proprio questa scoperta trasformò l’intero universo di Elden Ring in qualcosa di ancora più tragico, perché dimostrò che nessuna età era mai stata davvero perfetta e che ogni tentativo di creare un mondo ideale aveva inevitabilmente richiesto il sacrificio di qualcuno destinato a essere dimenticato.

Ma alla fine è tutto questo che rende la lore di Elden Ring così affascinante. Le sue verità, le sue menzogne, i suoi delitti, i suoi complotti, i suoi personaggi così carismatici e i suoi misteri ancora lì, al di là della nebbia, nelle Terre dell’Interregno.

Grazie per aver seguito questa storia insieme a noi!

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Kharonte

Kharonte

Appassionato di storie, gamer da oltre 25 anni. Fondatore di Lore is Magic, una volta era un warlock.

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