C’è un momento, nella storia dell’Interregno, che non appartiene né agli uomini né agli dei. Un momento che precede ogni guerra, ogni tradimento, ogni frammentazione, in cui il mondo non era ancora davvero un mondo, perché mancavano la Grazia, l’Ordine e persino la morte. Fu allora che qualcosa rivolse il proprio sguardo verso questa realtà informe. Non una divinità nel senso umano del termine, ma una presenza cosmica, una legge incarnata, una volontà distante e incomprensibile che avrebbe imposto significato all’esistenza stessa: la Volontà Superiore.
Non conosciamo la sua origine, né il suo scopo ultimo, e forse è proprio questa assenza di risposte a definirla. Le divinità esterne di Elden Ring non appartengono al mondo che influenzano, ma lo osservano e lo modellano dall’esterno. E quando la Volontà Superiore decise di intervenire, non lo fece attraverso parole o rivelazioni, bensì attraverso un’imposizione, un atto assoluto che diede forma a ogni cosa che sarebbe venuta dopo, sotto la forma di una grande belva: l’Anello Ancestrale.
Ma l’intervento di questa “divinità” non fu immediato né assoluto come potrebbe sembrare. Prima che l’Ordine Aureo prendesse forma, esistevano già tracce di una volontà aliena che tentava di radicarsi nel mondo. Una di queste era Metyr, la Madre delle Dita, una creatura ancestrale, imperfetta, quasi un errore primordiale, inviata come primo tentativo di stabilire un contatto tra la Volontà Superiore e la realtà dell’Interregno. Metyr non era un tramite perfetto, ma una distorsione: un essere che generava le Dita, ovvero gli strumenti stessi della comunicazione divina, ma che allo stesso tempo testimoniava che la connessione tra la Volontà Superiore e il mondo non fu mai davvero stabile. E questo dettaglio cambiava tutto. Significa che l’Ordine non nasce puro, ma da un processo incompleto, imperfetto, già incrinato alla radice.
Ma mentre questa Volontà cercava di imporsi, un’altra forma di potere dominava l’Interregno: quella dei draghi antichi. Prima dell’ascesa di Marika, prima dell’Ordine Aureo, il mondo era governato da entità che non rispondevano alla Volontà Superiore, ma ad un’altra, sconosciuta, divinità. Al vertice di questo dominio si trovava il Lord Draconico Placidusax, un sovrano draconico che non era semplicemente un re che regnava dalla sua città volante di Farum Azula, ma un signore legato a un dio ormai scomparso, una divinità perduta nel tempo, forse abbandonata, forse distrutta.
Placidusax rappresentava un’epoca dimenticata, un ordine precedente all’Ordine, in cui il potere non era imposto dalla Grazia ma esisteva in una forma più primordiale, più vicina al caos controllato che alla struttura rigida della Volontà Superiore. La sua stessa esistenza è la prova che l’Interregno non è nato con l’Ordine Aureo, ma è stato conquistato.
E come ogni epoca dominata dal potere assoluto, anche quella dei draghi era destinata a crollare. Tra le figure che emergono in questo contesto troviamo Bayle il Terribile, incarnazione della ferocia e della ribellione, un drago che rappresenta la violenza primordiale e incontrollabile di quel mondo antico. Bayle non era solo un mostro, ma il simbolo di un’era in cui la forza era legge, e in cui il potere non aveva bisogno di giustificazioni divine per esistere.
Intanto, mentre la Volontà Superiore tentava di radicarsi attraverso forme imperfette e intermediari incompleti, l’Interregno erano già attraversate da una forza più antica, più viscerale, profondamente legata alla natura stessa della vita: il Crogiolo.
Quest’ultimo non era un luogo, né una divinità nel senso tradizionale, ma ciò che precedeva ogni distinzione, ogni ordine, ogni separazione. Era la forma primordiale della vita, uno stato in cui tutte le creature condividevano una stessa origine indistinta, in cui le differenze tra uomo, bestia e divino non erano ancora definite, ma convivevano in un’unica, caotica matrice. In quell’epoca, la vita non seguiva leggi imposte dall’alto, non esisteva un ordine che regolasse nascita, morte o destino, esisteva solo un flusso continuo, una trasformazione costante, in cui il potere si manifestava attraverso la fusione, la mutazione, la mescolanza. Le forme ibride, le appendici animalesche, le manifestazioni considerate “impure” dall’Ordine Aureo erano allora segni di vicinanza a questa origine primordiale, non deviazioni.
È proprio da questa eredità che nacquero figure distinte e più in generale tutta quella vita che l’Ordine Aureo avrebbe poi classificato come imperfetta o degenerata… o indegna. Ma in realtà, ciò che l’Ordine rifiutava non era la corruzione, ma la memoria, un qualcosa su cui torneremo nei prossimi capitoli.
Quando la Greater Will inviò l’Anello Ancestrale, quindi, non stava semplicemente portando ordine al caos. Stava cancellando una forma di vita precedente, imponendo separazioni dove prima esisteva unità, definizioni dove prima esisteva fluidità. L’Ordine Aureo non nacque sopra il vuoto, ma sopra il Crogiolo. Da esso inoltre, non nasce soltanto la vita, ma anche le prime forme di culto e interpretazione del mondo. Tra queste, una delle più enigmatiche e disturbanti era quella degli Araldi del Corno. Queste figure non vedevano il Crogiolo come qualcosa da superare o ordinare, ma come una verità sacra da incarnare. Le loro pratiche, spesso brutali e incomprensibili agli occhi del futuro Ordine Aureo, erano tentativi di avvicinarsi a quella forma primordiale di esistenza, in cui la distinzione tra umano e divino non è ancora stata imposta. Le deformità, le escrescenze, le caratteristiche ibride non erano per loro segni di corruzione, ma manifestazioni di una connessione più profonda con l’origine della vita. Dove l’Ordine Aureo vedrà impurità, gli Araldi del Corno vedevano purezza ancestrale. È in questo contesto che assume un significato ancora più profondo l’origine di Marika. Il suo legame con la sua terra natale, il Villaggio Sciamanico non era isolato, ma parte di un mondo in cui il Crogiolo era ancora vivo, non ancora represso, non ancora “sovrascritto”. Questo, a sua volta e come vedremo meglio nel prossimo capitolo, implica una verità scomoda: Marika non era solo il volto dell’Ordine Aureo, ma anche il prodotto di ciò che quell’Ordine avrebbe poi cercato di cancellare. Quando la Volontà Superiore “impose” al mondo l’Anello Ancestrale, quindi, non stava semplicemente portando ordine al caos, ma stava anche entrando in conflitto con sistemi di credenze e forme di vita già esistenti, radicate nel Crogiolo e difese da culture come quella degli Araldi del Corno.
Sarà chiaro a questo punto che ridurre l’Anello a un semplice oggetto è un errore. Ovviamente, non stiamo parlando di un anello nel senso materiale, ma di un sistema di leggi cosmiche, di una struttura invisibile che definisce la vita, la morte, il tempo e il destino. È un qualcosa che “non esiste” all’interno del mondo, ma è ciò che permette al mondo stesso di esistere secondo il volere della Volontà Superiore.
Ma ogni legge ha bisogno di interpreti. La Volontà Superiore non comunicava direttamente e non guidava in modo comprensibile. È qui che entrano in gioco le enigmatiche Due Dita, entità immobili e silenziose (come abbiamo detto in precedenza generate da Metyr), che fungevano da tramite tra il divino e il mondo terreno. Non erano semplici messaggere, ma traduttrici di una volontà incomprensibile, capaci di trasformare segnali indecifrabili in dottrina, religione e comando. Ed è proprio attraverso di loro che venne scelta la figura destinata a incarnare questo ordine, la Regina Marika. Come abbiamo accennato poco fa, Marika non nacque come dea, né come sovrana assoluta, ma come Empirea, un essere designato a diventare divinità e a fungere da ponte tra la Volontà Superiore e le l’Interregno. Non era solo una figura di potere, ma un tramite. Attraverso di lei, l’Anello Ancestrale trovò una forma concreta, e sempre attraverso di lei prese vita quello che verrà ricordato come l’Ordine Aureo, smettendo di essere solo legge e diventando presenza. Una forma visibile, tangibile, impossibile da ignorare: l’Albero Madre. Quest’ultimo non era soltanto un simbolo religioso, ma la manifestazione fisica dell’Ordine Aureo nell’Interregno. Le sue radici penetravano nel mondo, la sua luce dorata avvolgeva ogni cosa, rendendo visibile ciò che prima era invisibile, ovvero il volere della Volontà Superiore. Dove un tempo esisteva il Crogiolo, con la sua vita caotica e indistinta, ora si ergeva un albero che rappresentava separazione, gerarchia, struttura. È per questo che l’Albero Madre non univa, ma distingueva, così come non mescolava, ma ordinava. Attraverso di esso, la Grazia si diffuse, guidando gli eletti e definendo chi apparteneva all’Ordine e chi ne era escluso. Ma proprio come l’Ordine che rappresentava, anche l’Albero Madre nascondeva una verità più profonda: ciò che cresce verso il cielo affonda sempre le radici in qualcosa che era stato sepolto, e sotto la luce dorata del grande albero… il Crogiolo non scomparse, ma venne solo dimenticato.
Eppure, proprio in questo punto si insinuò il primo dubbio. Perché la Grazia, per quanto apparisse come una benedizione, non era libertà ma direzione, non era libera scelta ma risposta, e chi la seguiva non decideva davvero il proprio cammino, ma si limitava a percorrere una strada già tracciata. L’Ordine Aureo, nella sua perfezione, conteneva quindi il seme della propria rovina, perchè un sistema che non ammette deviazioni non può adattarsi, e ciò che non può cambiare è destinato, prima o poi, a spezzarsi. All’inizio tutto appariva perfetto, un mondo dorato, governato da una legge assoluta.
Ma dietro quella perfezione esiste già una frattura più antica. Prima di diventare regina, prima di diventare divinità, Marika apparteneva a un luogo quasi cancellato dalla memoria dell’Interregno. Si, proprio quel piccolo Villaggio Sciamanico di cui abbiamo accennato prima, una piccola comunità remota legata a pratiche spirituali arcaiche, lontane dalla futura purezza dell’Ordine Aureo. Quel luogo non rappresentava soltanto le origini di Marika, ma anche ciò che l’Ordine avrebbe poi cercato di nascondere: il fatto che persino una dea nasce da una storia fatta di carne, sofferenza e memoria. Marika non emerse dal nulla come simbolo perfetto della volontà divina; proveniva da un passato umano, fragile, segnato da una spiritualità più antica di quella che un giorno avrebbe imposto al mondo.
Ed è proprio in questa contraddizione che si nasconde il nucleo della sua tragedia. La donna scelta per incarnare letteralmente l’ordine assoluto e l’Anello Ancestrale, portava dentro di sé il ricordo di un mondo che quell’ordine avrebbe inevitabilmente soffocato.
























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