Quando gli eroi tornarono al Sepolcro dei Primi, la Macchina dell’Origine nel cuore del complesso era sul punto di attivarsi completamente, e Zovaal non dovette far altro che trattenere gli invasori ancora per un attimo. Inviò così i suoi campioni rimasti, i signori del terrore Mal’Ganis e Kin’tessa, così come il corrotto constellatore Rygelon. Intanto, poiché la magia del Dominio non aveva più effetto sugli eroi, il Carceriere fu costretto a combattere i campioni finché non riuscì a sintonizzare la macchina. Dalle viscere della Cittadella di Icecrown a Northrend, attivò la Forgia delle Anime per attingere la forza vitale dell’anima di Azeroth nel Sepolcro, in modo che potesse disfare l’intera esistenza. In una corsa contro il tempo, i Calcafauce diedero tutto ciò che avevano per sconfiggere l’Eterno della Morte, e ricevettero persino aiuto dalla stessa Azeroth.
Mentre Zovaal cadeva in ginocchio, ripensò a ciò che lo aveva motivato fin dall’inizio: aveva visto qualcosa di terribile arrivare per minacciare tutti, una forza che un cosmo diviso non poteva sperare di contrastare. Con queste parole, gli ultimi resti del Carceriere svanirono, lasciando solo un automa al suo posto. Con la Macchina dell’Origine spenta, la forza vitale di Azeroth fu ripristinata, tutta la realtà fu salvata e i Giurafauce rimasti a Zereth Mortis furono dispersi. In tutti i regni dei morti, gli alleati dei mortali festeggiarono, mentre il cielo squarciato sopra Icecrown si chiudeva una volta per tutte.
Sventata la minaccia del Carceriere, a Oribos, il primo atto di Pelagos come nuovo Arbiter fu quello di presiedere il processo di Sylvanas Windrunner. Colpevole di gravi crimini, di sua spontanea volontà si era pentita di tutto ciò che aveva fatto al servizio del Carceriere contribuendo anche alla fine di Zovaal. Tuttavia, poiché gli Elfi della Notte avevano sofferto più di chiunque altro per mano sua, Tyrande Whisperwind fu scelta come giudice del processo e, pur riconoscendo che la Regina Banshee non era più il mostro che aveva bruciato Teldrassil, la morte sarebbe stata comunque troppo clemente. Invece, la grande sacerdotessa di Elune la condannò a una punizione che avrebbe incatenato la sua libertà e le avrebbe ricordato in ogni momento ciò che aveva fatto: Sylvanas sarebbe tornata alla Fauce e avrebbe rintracciato ogni anima ingiustamente inviata lì, solo per essere giudicata di nuovo una volta completato il suo dovere. L’ex Generale dei Ranger di Quel’Thalas accettò questa sentenza senza protestare, avventurandosi nella Fauce per iniziare un compito che le avrebbe richiesto eoni per essere completato. Un nuova vita per Sylvanas stava per iniziare…























