L’universo di Warcraft è costellato di guerre, conflitti più o meno estesi e importanti, ma comunque spesso molto violenti, che hanno più volte visto diversi popoli essere vittime di una forza invasiva. E se esiste un popolo in questo universo che può rivendicare con legittimità questo ruolo, quel popolo è sicuramente quello degli Amani. Per migliaia di anni gli Alti Elfi e gli Umani hanno raccontato la propria versione degli eventi che conosciamo molto bene: la fondazione di Quel’Thalas, le Guerre dei Troll, l’ascesa di Arathor e la civilizzazione dei Regni Orientali. Ma esiste un’altra prospettiva, più antica e più amara. Quella di questo popolo di troll delle foreste che videro le proprie terre occupate, i propri luoghi sacri profanati e il proprio impero ridotto a una manciata di foreste e rovine. È in questo contesto che si estende la storia di Zul’Aman, il racconto non solo di una città troll, per quanto molto importante, ma anche la storia di una ferita che non si è mai rimarginata.
Ma come ha avuto origine tutto questo? Molto prima della nascita dei regni umani e persino prima dell’arrivo degli Alti Elfi nei Regni Orientali, gli Amani dominavano vaste regioni del continente, con esse che facevano parte delle antiche civiltà troll che emersero dopo la guerra contro gli Aqir e le forze residue dell’Impero Nero. In quell’epoca remota questi fondarono la città di Zul’Aman, edificata sopra il luogo in cui il terribile C’Thrax Kith’ix era stato sconfitto dai troll e dai loro alleati e quel luogo divenne presto un simbolo di vittoria, orgoglio e sopravvivenza. Nel corso dei millenni gli Amani costruirono un potente impero; le loro tribù controllavano gran parte delle terre che oggi corrispondono alla regione settentrionale di Lordaeron e a Quel’Thalas. Le immense foreste, le montagne e le vallate erano considerate territorio sacro, appartenente ai troll da tempo immemorabile.
In questo contesto, Zul’Aman divenne la capitale spirituale e politica degli Amani. Non era semplicemente una città, ma un enorme complesso cerimoniale costruito attorno al culto dei Loa, delle divinità animali venerate dai troll. Le piramidi, i templi e gli altari che caratterizzavano la città rappresentavano il legame tra gli Amani e le loro divinità e ogni generazione di capi tribù rafforzava questo rapporto, convinta che il favore dei Loa fosse essenziale per la sopravvivenza del popolo. Fra i Loa più importanti venerati dagli Amani figuravano figure che i giocatori, specialmente i più veterani, conoscono molto bene. C’era Akil’zon, il Signore dell’Aquila, e poi Nalorakk, associato all’Orso. E poi ancora Jan’alai, lo spirito del Dragofalco, fino ad arrivare ad Halazzi, il Loa della Lince. Queste divinità avrebbero influenzato profondamente la cultura e le tradizioni del popolo Amani per migliaia di anni.
Tuttavia, come la storia ci insegna, il percorso degli Amani cambiò radicalmente quando gli esuli kaldorei guidati da Dath’Remar Sunstrider raggiunsero i Regni Orientali dopo essere stati banditi da Kalimdor. E se per questi Elfi le foreste settentrionali apparivano quasi disabitate e ideali per fondare una nuova patria, per gli Amani, al contrario, quegli stranieri stavano occupando terre ancestrali e costruendo città sopra antichi siti sacri. Fu così che la futura Silvermoon venne edificata proprio in una regione che i troll consideravano parte integrante del proprio territorio, in un evento segnò l’inizio di un conflitto destinato a durare migliaia di anni.
Quando gli Elfi iniziarono infatti ad espandersi, per gli Amani fu naturale reagire con la forza. Per secoli le tribù troll combatterono contro Quel’Thalas e la situazione divenne talmente grave che gli Alti Elfi decisero di stringere un’alleanza con l’appena nato Impero umano di Arathor. Gli elfi insegnarono agli umani l’uso della magia arcana e, in cambio, ottennero supporto militare contro i troll, in quella che fu un’alleanza che cambiò per sempre il destino dei Regni Orientali. Le armate congiunte di Arathor e Quel’Thalas inflissero agli Amani una sconfitta devastante, l’impero troll venne spezzato e non recuperò mai più la propria antica estensione territoriale. Da quel momento la memoria collettiva degli Amani si trasformò in un sentimento di odio e rivalsa verso sia gli Umani che soprattutto gli Alti Elfi.
Passarono così gli anni, e mentre i regni umani prosperavano e Quel’Thalas cresceva attorno al Pozzo Solare, gli Amani sopravvivevano nelle foreste rimaste. Ogni generazione ereditava il ricordo della sconfitta e per i Troll ciò che era successo non si trattava solamente di una guerra persa: videro quell’occupazione come un vero e proprio furto ai loro danni. Questo perché gli Elfi avevano costruito il loro regno sopra le sacre terre troll e gli Umani avevano contribuito alla distruzione dell’impero Amani, un aspetto assolutamente da non sottovalutare. Basti pensare che questo sentimento divenne il fondamento stesso dell’identità culturale degli Amani e la riconquista di quelle terre perdute rimase un sogno perseguito per interi millenni.
Nel corso di tutti questi anni, gli Amani non ebbero molta fortuna nella loro battaglia, fino a che non emerse tra loro una figura dal grande carisma proprio quando si aprì un’opportunità concreta per i Troll. Nessuno nella storia di questi, infatti, incarnava la rabbia Amani più del Signore della Guerra Zul’jin. Durante la Seconda Guerra, quest’ultimo vide nell’Orda di Orgrim Doomhammer un’opportunità per colpire finalmente i suoi nemici storici. Gli Amani si unirono quindi all’Orda con la speranza di distruggere finalmente Quel’Thalas e vendicare così secoli di umiliazioni… ma la guerra terminò con un’altra sconfitta.
Ma nonostante questo, Zul’jin divenne una leggenda vivente. La sua cattura da parte degli Elfi, la fuga in cui si amputò volontariamente un braccio e la sua ostinata resistenza contribuirono a trasformarlo nel più grande eroe della memoria Amani.
E il conflitto non si fermò, perdurò ancora ed ancora fino ad arrivare ai giorni nostri. Durante gli eventi di The Burning Crusade, Zul’jin tentò ancora una volta di riunire le tribù dei Troll delle foreste e di rivendicare la sua terra sacra. Ritenendo che quelli che erano diventati nel frattemo gliElfi del Sangue fossero indeboliti dopo la Terza Guerra, radunò i suoi seguaci all’interno di Zul’Aman e cercò di evocare il potere dei Loa per lanciare una nuova offensiva. Per ottenere quella forza, gli Amani arrivarono perfino a imprigionare gli spiriti dei loro stessi Loa, costringendoli a trasferire il proprio potere ai dei campioni troll. Fu un gesto disperato che mostrava quanto profonda fosse diventata la loro ossessione per la vendetta. Ma l’assalto dei campioni dell’Orda pose fine ai piani di Zul’jin e portò alla sua morte.
Dopo questo exursus sulla storia degli Amani, volgiamo ora lo sguardo alla loro società. Com’è organizzata? Come vivono questi troll? Ebbene, come facilmente intuibile la società Amani è profondamente tribale. I guerrieri occupano una posizione centrale e la forza viene considerata una virtù fondamentale. Gli sciamani e i sacerdoti Loa svolgono poi un ruolo altrettanto importante, fungendo da guida spirituale e custodi delle tradizioni. Sintetizzando, possiamo dire che l’intera cultura Amani ruota attorno a tre pilastri: il culto dei Loa, la difesa delle terre ancestrali e la memoria delle antiche sconfitte. A differenza di molte altre civiltà di Azeroth quindi, gli Amani non hanno mai realmente abbandonato il proprio passato e ogni generazione viene educata a ricordare ciò che è stato perduto.
Ma dove si colloca Zul’Aman nel mondo di Azeroth? Essa sorge nelle foreste nord-orientali di Lordaeron, ai confini di Quel’Thalas, in una regione caratterizzata da diverse strutture e ambienti caratteristici di questo popolo. Ovviamente, non possono mancare le foreste secolari, così come antiche piramidi troll e templi dedicati ai Loa. Non mancano poi fiumi e laghi sacri e natualmente, le rovine risalenti all’antico impero. Molte delle strutture presenti oggi sono resti dell’epoca in cui gli Amani dominavano gran parte dei Regni Orientali, ma non è da escludere che alcune di esse potrebbero addirittura precedere l’attuale civiltà Troll.
E oggi invece? Cosa resta di questo popolo? Anche dopo la morte di Zul’jin, gli Amani non scomparvero. Le loro tribù continuarono a esistere e a difendere il proprio territorio e proprio gli eventi più recenti della lore hanno riportato Zul’Aman al centro dell’attenzione, mostrando una società divisa tra il desiderio di preservare la propria identità e la tentazione di perseguire ancora una volta la vendetta contro Quel’Thalas. Per molti anni, dopo la morte del leggendario Signore della Guerra e il fallimento delle successive leadership Amani, il popolo delle foreste sembrò destinato a un lento declino. Tuttavia, gli ultimi sviluppi di Midnight hanno portato alla ribalta una nuova generazione di leader, rappresentata dai fratelli Zul’jarra e Zul’jan, nipoti diretti proprio di Zul’jin. Entrambi sono cresciuti ascoltando i racconti della grandezza perduta del loro popolo, ma hanno sviluppato idee profondamente diverse su come affrontare il futuro.
Da una parte, abbiamo Zul’jarra, l’attuale leader degli Amani, che dopo anni di instabilità politica, è salita al potere con l’obiettivo di garantire la sopravvivenza del proprio popolo in un mondo che cambia rapidamente. A differenza del nonno, Zul’jarra comprende che la semplice vendetta contro gli Elfi non può più essere il fondamento della società Amani e pur non dimenticando le antiche ingiustizie subite dal suo popolo, cerca una strada diversa, ossia ricostruire l’unità delle tribù, ristabilire il legame con i Loa e garantire agli Amani un futuro che non sia definito esclusivamente dall’odio. Proprio durante le ultime patch, abbiamo visto come la sua leadership viene messa alla prova quando la Lama del Crepuscolo invade Zul’Aman. Per salvare il proprio popolo, Zul’jarra intraprende quindi un percorso spirituale volto a riconquistare la fiducia dei Loa che avevano abbandonato gli Amani dopo gli eventi legati a Zul’jin e ai sacrifici compiuti nel passato. Tirando un po’ le somme, possiamo affermare che la storia di Zul’jarra che abbiamo visto finora vuole rappresentare un tema forte nella lore, cioè la difficoltà di onorare il passato senza diventarne prigionieri.
E se Zul’jarra guarda al futuro, dall’altra parte abbiamo Zul’jan, che guarda costantemente al passato. Fratello minore di Zul’jarra e suo principale consigliere, Zul’jan incarna la rabbia che per secoli ha alimentato la cultura Amani. Egli non crede che i Loa possano salvare il suo popolo, ma al contrario, ai suoi occhi gli spiriti hanno abbandonato gli Amani nel momento del bisogno. Per questo motivo considera la forza militare e la riconquista delle terre ancestrali l’unica vera soluzione. Durante la guerra contro le forze del Vuoto di Xal’atath, Zul’jan guida spedizioni nelle foreste di Quel’Thalas per raccogliere il Chiarolegno, un materiale in grado di contrastare le energie oscure. Tuttavia, dietro questa missione si nasconde anche un altro obiettivo: dimostrare che gli Amani possono tornare a essere una potenza indipendente e, un giorno, reclamare ciò che ritengono sia stato loro sottratto. Nonostante il suo carattere impulsivo, Zul’jan non viene presentato nella prima parte di Midnight come un villain. Egli ama sinceramente il suo popolo e sua sorella, ma ritiene che la sua strategia sia troppo conciliatrice.
E proprio a questo riguardo, concedeteci di chiudere con una piccola parentesi e di uscire un attimo da quest’analisi. Vi avvertiamo subito che ciò che stiamo per scrivere contiene SPOILER della prossima patch 12.1 La Maledizione di Ula’tek. Se non volete leggere, per voi amici questo approfondimento finisce qui.
Quindi, sappiamo già che nel prossimo raid uccideremo Zul’jan e permetteteci di dire che per degli appassionati di lore vedere questo pattern dell’npc che prima è amico per poi ritrovarcelo nel raid successivo ed ucciderlo è diventato piuttosto avvilente. Perché è sintomo di una narrazione pigra e fatta male, in cui ormai vedi gli sviluppi di trama da 200 km di distanza e che soprattutto svilisce i personaggi e li rende dei banalissimi monodimensionali. Perché per una volta non provare a fare qualcosa di diverso? Magari far accettare a Zul’jan la scelta e la visione della sorella, provare a capirla anche lottando contro quello che lui sente… semplicemente approfondire un personaggio, dargli una personalità che non sia un solo pensiero e basta. Che poi, appunto, vuoi fare questa cosa? Ok, ma falla bene, come hai fatto in passato (si Garrosh, guardiamo proprio te). Perché queste scelte? Perché persino i dialoghi sono ormai al limite del demenziale? (C’è una cutscene in cui Umbric chiede ad Arathor “sai cosa vedo quando guardo il Vuoto?” e la risposta del nostro mezz’elfo è “il nulla?”). Alla fine non si chiede chissà cosa, vorremmo solo una narrazione meno pigra, un po’ più profonda (perché basterebbe davvero poco) che sia almeno all’altezza della trama principale di Midnight che è tutt’ora interessante, ma vedere e ascoltare queste cose, che ormai sono diventate quasi all’ordine del giorno, fa davvero cadere le braccia.























