Arator Windrunner, che fino a poco tempo fa conoscevamo con il titolo de “il Redentore” è una delle figure più particolari della storia di Azeroth. Rimasto a lungo ai margini della trama, il suo personaggio è tornato prepotentemente in auge con la Saga dell’Anima del Mondo e con il suo secondo capitolo appena uscito, Midnight, anche se già durante Legion, il personaggio era stato già ripreso. La sua storia, comunque è da sempre segnata da un tema costante: la ricerca di identità tra due eredità opposte. Oggi ripercorriamo la sua storia, esplorandone i temi narrativi e le caratteristiche. Non prima però, di fare un breve sunto di quella che è la lore di Arator all’interno di World of Warcraft.
La storia in breve e la timeline di Arator
- Dopo la Seconda Guerra – Nascita da Turalyon e Alleria.
- Spedizione oltre il Portale Oscuro – I genitori partono per combattere la Legione, Arator viene affidato a sua zia Vereesa.
- Infanzia su Azeroth – Cresce lontano dai genitori, ma tra gli alleati della Luce.
- Formazione – Addestramento come paladino ed entrata nella Mano d’Argento.
- Armata della Luce – Entra tra i combattenti contro la Legione.
- Riunione familiare (Legion) – Incontra nuovamente Turalyon e Alleria
- Tempi Correnti – Combatte per la difesa di Azeroth contro Xal’atath e la minaccia del Vuoto.
La storia di Arator
Arator nasce dopo la Seconda Guerra, dall’unione tra il paladino umano Turalyon e la ranger elfica Alleria Windrunner. La sua nascita rappresenta qualcosa di raro nella storia di Azeroth: l’unione tra umano ed elfo. Tuttavia, di fatto Arator cresce senza la presenza dei genitori, poiché quando Turalyon e Alleria attraversano il Portale Oscuro per inseguire le forze dell’Orda di Draenor per poi finire a combattere la Legione Infuocata su altri mondi, il bambino resta su Azeroth, venendo affidato alle cure degli alleati dei suoi genitori (in particolare della sorella minore di Alleria, Vereesa) e crescendo tra le forze della Luce.
È per questo che Arator viene cresciuto nella tradizione dei paladini, entrando a fare parte della Mano d’Argento, con la sua educazione che viene profondamente influenzata dall’eredità del padre, uno dei più grandi campioni della Luce presenti su Azeroth e non solo. Fin da giovane, il nostro mezz’elfo mostra un forte senso del dovere, ma anche disciplina e desiderio di essere degno del nome che porta. Ma questa eredità è anche un peso. Non dimentichiamo infatti che Arator non conosce davvero i suoi genitori, e la loro assenza diventa parte della sua identità.
In quest’ottica va inteso ciò che avviene in questo periodo ma anche dopo, ovvero che per Arator, quello dell’Armata della Luce (della quale entrerà a far parte successivamente), non è solo un ordine militare, ma diventa piuttosto la comunità che ha preso il posto della sua famiglia durante l’infanzia. Crescere tra guerrieri votati a una guerra eterna contro le forze del male significa sviluppare un’identità fondata su disciplina, sacrificio e missione. Questo ambiente plasma Arator in modo diverso rispetto ad altri paladini di Azeroth: la sua fede non nasce dalla tradizione dei regni umani, ma da un contesto cosmico in cui la Luce è vista come forza universale contro il caos demoniaco. Ed è qui che si forma sia come paladino che combattente. L’Armata della Luce è composta da guerrieri provenienti da molti mondi diversi, tutti uniti da una missione: combattere la Legione ovunque essa si trovi. In questo contesto, Arator sviluppa una visione della guerra più ampia rispetto ai conflitti di Azeroth. La sua fede nella Luce diventa non solo un credo religioso, ma una filosofia di responsabilità.
Ma dopo anni di separazione, Arator incontra finalmente Turalyon e Alleria, in quello che è momento carico di tensione emotiva. Per Arator, i suoi genitori sono figure leggendarie più che familiari, mentre al contrario, per Turalyon e Alleria invece il figlio è cresciuto senza di loro. L’incontro segna l’inizio di una nuova fase della loro relazione, fatta di rispetto reciproco ma anche di distanza.
E se ci pensiamo un attimo, è subito evidente come la famiglia di Arator rappresenti una delle tensioni e dualità cosmiche più forti della narrativa di Warcraft. Turalyon incarna la devozione assoluta alla Luce, essendo diventato addirittura un luceforgiato vero e proprio, mentre Alleria è una delle poche mortali ad aver imparato a dominare il Vuoto. Arator nasce quindi al centro di due poteri che, nella cosmologia di Warcraft sono considerati si l’inizio di tutto, ma anche opposti inconciliabili. La sua esistenza suggerisce però una possibilità diversa: che le nuove generazioni possano convivere con queste forze senza essere consumate da esse.
A differenza di molti altri personaggi della storia di Warcraft, quindi, Arator non sceglie uno scontro ideologico (come abbiamo visto anche nel corto animato a lui dedicato). La sua identità nasce invece dalla capacità di accettare entrambe le eredità.
Andando ad uno sguardo più ampio, possiamo dire quindi che Arator rappresenta un tema raro nella narrativa di Warcraft, riassumibile in tre punti fondamentali: la continuità tra generazioni, il peso dell’eredità e la possibilità di conciliare opposti cosmici. Se Turalyon incarna la devozione assoluta alla Luce e Alleria la ricerca della verità attraverso il Vuoto, Arator rappresenta una terza via: l’equilibrio tra eredità diverse.

Nonostante non sia ancora stato al centro di grandi campagne narrative e il suo personaggio si entrato in una fase di sviluppo solo recentemente, Arator possiede tutte le caratteristiche di un personaggio destinato a crescere di importanza. La sua posizione è infatti unica: figlio di uno dei più grandi paladini della storia ed erede di una delle figure legate al Vuoto e membro dell’Armata della Luce.
In un’epoca in cui la storia di Warcraft sta esplorando sempre più il conflitto tra forze cosmiche (quello tra Luce e Vuoto in particolare) Arator potrebbe rappresentare una figura chiave capace di comprendere più prospettive. Se i suoi genitori incarnano due estremi della stessa guerra cosmica, Arator potrebbe diventare il primo eroe capace di vivere davvero tra questi due mondi senza esserne consumato, il vero, forse, “child of Light and Shadow” che si pensava fosse Illidan.
Per concludere, possiamo affermare infine che Arator non è certo l’eroe più celebre della storia di Warcraft, ma la sua figura è importante perché rappresenta il futuro.
Un futuro in cui le grandi guerre tra Luce e Vuoto potrebbero non essere più combattute solo con la spada, ma con la capacità di comprendere entrambe.























