Kharonte tirò un sospiro di sollievo quando vide finalmente avvicinarsi Kentel, suo amico e stimato giornalista de Il Corriere dell’Elekk. Il suo aiuto sarebbe stato fondamentale per il pezzo che La Gazzetta del Reggente gli aveva affidato.
“Mi stavo iniziando a preoccupare”, disse al draenei mentre questi gli prendeva posto davanti.
“Ho fatto il più in fretta possibile”, gli rispose lui. “Cos’è questa fretta? Che ti hanno commissionato per volere anche il mio consiglio?”
Kharonte si portò una mano sul volto sconsolato, per poi tirar fuori dalla borsa un foglio.
“Ma che ne so, si sono inventati questo nuovo progetto, il Progetto Warcraft lo hanno chiamato, dedicato alle grandi personalità di Azeroth e non solo” spiegò dando un tono falsamente pomposo alle ultime parole.
“E quindi?”
“Mi hanno assegnato Sylvanas.”
Kentel sospirò. “Beh, puoi fare il tuo dovere e scrivere che non è proprio questo grande esempio positivo…”
Kharonte trasalì. “Scherzi!? Poi tutti i fan di Sylvanas prenderebbero La Gazzetta d’assalto o ci manderebbero lettere per dirci che siamo odiatori della Grande Ranger e soprattutto non lo leggerebbe nessuno. No, no. Devo scrivere quello che la gente vuole leggere. Compiacere e confermare il loro pensiero così vedrai che lo leggeranno tutti il pezzo. E ho appunto scritto dei punti che confermeranno che Sylvanas è la migliore personalità mai esistita su Azeroth e non solo! Ecco, tieni qua, dai un’occhiata.”
Kentel afferrò il foglio con uno sguardo tra il perplesso e il curioso. Erano segnati quattro punti. Iniziò dal primo.
“Storia.”
“Sylvanas ha una grande storia, no? La stenuante difesa di Silvermoon, il tormento della Banshee, la lotta per la libertà dei Forsaken…!”
“Ma è tutta fuffa, non vale niente!” ribatté Kentel riportando Kharonte a quello che già sapeva. “Che importanza hanno queste cose quando poi hanno messo in giro che la sua anima era spezzata, è come se quelle cose che hai detto le avesse fatte un’altra persona!”
Kharonte lo guardò agitando lentamente le mani. Erano davvero cose che già sapeva. Sospirò. “Eh vabbè, dai, barra Storia, passiamo al prossimo punto.”
Kentel passò al secondo punto del foglio.
“Acume.”
“Sylvanas grande stratega! Quante battaglie ha vinto, eh? Era pure Generale Ranger qui a Quel’thalas e Capoguer.. volevo dire, Warchief dell’Orda! Ehi, insomma comandava la mia stessa fazione!”
Il tono di Kentel aumentò nella scala dell’esasperazione. “Si? E dimmelo tu quante ne ha vinte.” Iniziò ad elencare aiutandosi con le dita della mano. “La sua patria è stata distrutta, la Quarta Guerra l’ha persa scappandosene come una ladra dopo aver tradito tutti e alla fine si è andata pure ad alleare con quello lì di cui non ricordo nemmeno il nome che non sapeva nemmeno lui cosa voleva. Dai, Kharò, su, facciamo i seri..!”
Kharonte ripeté il lento gesto con le mani, quello che vuol dire consapevolezza. Sospirò di nuovo. “Barra pure acume… Andiamo al terzo punto.”
“Altruismo.”
“Ha dedicato tutta la vita ai Forsaken, questo non lo puoi negare!” stavolta Kharonte era sicuro. Kentel, dal canto suo, aveva perso le speranze.
“Per poi mandarli a quel paese quando si è alleata con coso lì…! Tutto fatto solo e soltanto per il suo personale tornaconto e un piano che, ricordiamo, non sapeva nemmeno quale fosse! Non ti devo ricordare Teldrassil, vero? O quando si è messa a gridare “per l’Ordaaaa” a Lordaeron… non ci credeva nemmeno lei e lo sai! Per non parlare del “l’Orda non è niente” là… E, ti ricordo, tutto programmato, eh? Tutto programmato da quando tornò da Icecrown! Te ne posso nominare almeno dieci di personalità più altruiste di lei!”
L’elfo del sangue provò a salvarsi in corner. “M-ma l’altra volta ha mandato quel messaggio, quello in cui diceva che il suo popolo era le frecce del suo arco…!”
Kentel abbozzò una mezza risata. “Ah! Facile girare le cose come e quando meglio conviene! Lo fanno pure ai massimi sistemi! Pfff, altruismo…!”
“Quello lo fanno tutti però…” gli ricordò a bassa voce Kharonte.
“Effettivamente…”
“E va bene, barra pure altruismo…”
Era rimasto l’ultimo punto. Kentel lo guardò stranito. E con l’espressione altrettanto stranita guardò Kharonte.
“Modello…?”
L’elfo rivolse al draenei uno sguardo come a sottolineare una cosa ovvia.
“Eh… S-Sylvans è f-figa…no?”
Kentel questa volta non si prese nemmeno la briga di rispondergli, si limitò a guardarlo.
Ormai convinto di un qualcosa che in fondo già sapeva, Kharonte tolse dalle mani di Kentel il foglio con i punti.
“Sai che ti dico? Vado dalla Gazzetta e gli dico che il pezzo non lo scrivo”, annunciò mentre accartocciava il foglio e gli dava fuoco con una fiammella che gli spuntò dall’indice. “Lo facciano scrivere a qualcun altro. Vieni, andiamo, ti offro qualcosa da bere.”
Si alzarono e andarono via.
“Comunque era più figa da viva”, disse il draenei all’elfo del sangue mentre si dirigevano a Silvermoon.























