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Garek Bandarion: da soldato di Lordaeron a eroe dei Reietti

Kharonte by Kharonte
18 Ottobre 2026
in Spotlight

Durante l’ultima Blizzcon, con grande sorpresa di tutti è stata shadowdroppata una nuova campagna per Warcraft III Reforged, ovvero “Regno dei Reietti“, un’avventura ARPG che ci vede vestire i panni di un nuovo personaggio che andremo a scoprire prorpio oggi in questo spotlight. Stiamo parlando di Garek Bandarion, colui che è forse il punto di forza di questa nuova campagna. Andiamo quindi a raccontare la sua storia completa, questa volta senza una timeline in quanto tutti gli eventi che riguardano questo personaggio avvengono nell’arco di poche settimane durante la Terza Guerra. Per una volta quindi, torniamo al vecchio format! E ora, iniziamo!

Prima che il suo nome venisse ricordato tra gli eroi dei Reietti, Garek Bandarion era un uomo al servizio del Regno di Lordaeron. Inquadrato nella guardia della capitale, aveva raggiunto il grado di tenente e prestava servizio sotto il comando del Capitano Landen, un veterano che aveva combattuto durante la Seconda Guerra e che vedeva in lui un soldato dalle grandi potenzialità. Garek era un giovane soldato dall’animo coraggioso, determinato e desideroso di dimostrare il proprio valore sul campo di battaglia e considerava le pattuglie, le esercitazioni e gli interventi contro piccoli criminali attività insufficienti per un uomo che aveva scelto di servire il Regno. Il suo desiderio era invece affrontare minacce più grandi, partecipare a vere battaglie e dimostrare di essere degno di un futuro comando. Landen, tuttavia, aveva maturato una visione differente della guerra. L’esperienza gli aveva insegnato che la gloria militare aveva un prezzo altissimo e che il compito di un soldato non consisteva nel cercare occasioni per combattere, ma nel proteggere coloro che non potevano difendersi da soli. Per il capitano, salvare un cittadino da un bandito poteva avere lo stesso valore di una vittoria contro un esercito nemico. Garek non condivideva pienamente questa filosofia, ma rispettava il proprio superiore e ne seguiva gli ordini senza esitazione. Possiamo dire che il rapporto tra i due costituì il fondamento morale dell’intera vita di Garek: Landen non si limitò infatti a insegnargli a combattere, ma cercò di trasmettergli una concezione del dovere che il suo giovane tenente avrebbe compreso soltanto molto tempo dopo.

La vita di Garek Bandarion comunque, cambiò durante uno degli eventi più celebri e tragici della storia di Azeroth: il ritorno del Principe Arthas Menethil dalla spedizione a Northrend. Quel giorno, Garek e Landen ricevettero l’incarico di preparare la guardia cittadina per il ritorno del Principe e anche in quell’occasione il giovane tenente manifestò la propria insofferenza verso quelli che considerava compiti secondari, ma Landen cercò ancora una volta di fargli comprendere che proteggere la popolazione rappresentava una responsabilità ben più importante della ricerca della gloria. I due non ebbero comunque il tempo di concludere la discussione, perché all’interno del palazzo reale si diffuse il caos: Re Terenas Menethil II era stato assassinato e il principe Arthas, ormai corrotto dal potere della spada runica Frostmourne, si era trasformato nel responsabile della rovina della propria casata. Il Culto dei Dannati e le sue forze non morte dilagarono nella capitale, trasformando così la crisi politica in una catastrofe. In quegli attimi di terrore, fu il leggendario paladino Uther the Lightbringer a intervenire per affrontare la situazione. Devastato dalla morte del sovrano e dal tradimento di Arthas, ordinò a Landen e Garek di mettere in salvo quanti più civili possibile e di condurli verso la città di Andorhall… e la fuga dalla capitale mise Garek di fronte a una realtà che non aveva mai immaginato. Improvvisamente non si trattava più di dimostrare il proprio valore in una battaglia gloriosa, bensì di impedire che uomini, donne e bambini venissero travolti da un nemico che non conosceva pietà. Così, mentre la città precipitava nel disordine, i due soldati guidarono i superstiti attraverso le strade e i passaggi sotterranei e proprio nei tunnel scoprirono che il Culto dei Dannati aveva già consolidato la propria presenza anche sotto Lordaeron.

Fu durante questa fuga che Garek e Landen si trovarono davanti ad uno dei più noti nobili del regno, il barone Titus Rivendare, signore di Stratholme. Convinti inizialmente di poter ottenere il suo aiuto, i due scoprirono però che anch’egli aveva abbracciato la causa del Culto. Landen decise di affrontarlo personalmente per guadagnare tempo e consentire così a Garek di raggiungere i civili. Il giovane tenente protestò, rifiutandosi di abbandonare il proprio mentore, ma il capitano non cambiò idea, affidando a Garek il compito più importante: salvare le persone che dipendevano da lui. Garek obbedì e riuscì a condurre i superstiti verso Andorhal. Tuttavia, la separazione da Landen e la consapevolezza del tradimento di Rivendare alimentarono in lui un desiderio di vendetta che avrebbe condizionato le sue azioni future.

Dopo aver messo in salvo i superstiti, Garek non abbandonò la lotta. Il suo obiettivo divenne inevitabilmente raggiungere Stratholme, affrontare Rivendare e impedire che altri innocenti finissero nelle mani del Culto dei Dannati. Fu durante questa missione che incontrò Ilastar Songbreeze, un elfo chierico che lo affiancò nell’impresa. I due si addentrarono nella fortezza del barone, un luogo divenuto ormai simbolo dell’orrore che stava divorando Lordaeron e lo scontro con Rivendare si rivelò decisivo. Nel corso della battaglia, il barone espose Garek e Ilastar alle spore della Piaga della Non Morte, contaminandoli con il morbo che aveva trasformato in cadaveri ambulanti innumerevoli abitanti del regno. Nonostante l’infezione e le ferite, Garek riuscì a sconfiggere Rivendare, ma il nobile decaduto tentò di privare il suo avversario anche di quell’ultima soddisfazione, sostenendo che la sua morte non avrebbe cambiato nulla e che il Flagello avrebbe continuato a prosperare. Garek lo uccise, ponendo fine alla sua esistenza con un ultimo colpo di spada… ma la vittoria arrivò troppo tardi. Ilastar era infatti morto durante il combattimento e anche Garek, ormai debilitato dalla Piaga e dalle ferite, non riuscì a sopravvivere. Il soldato che aveva cercato di salvare Lordaeron morì nelle profondità di Stratholme. Aveva compiuto la propria vendetta, ma non avrebbe potuto assistere alla liberazione del regno che aveva giurato di proteggere. La morte, tuttavia, non rappresentò la conclusione della sua storia, anzi… Il Flagello lo riportò in vita come uno dei suoi numerosi non morti, privandolo della libertà e trasformandolo in uno strumento della volontà del Re dei Lich e anche Ilastar venne rianimato, sebbene i due avrebbero seguito percorsi molto differenti…

Garek durante la distruzione di Lordaeron.

Dopo essere stato rianimato, Garek combatté per il Flagello senza poter scegliere le proprie azioni. Venne coinvolto negli scontri che opposero le forze di Sylvanas Windrunner e Varimathras agli eserciti dei Nathrezim e dei loro alleati, ma quando il controllo del Re dei Lich sui non morti cominciò a indebolirsi, Garek recuperò gradualmente la propria volontà. Il risveglio non gli restituì, però, la vita che aveva conosciuto. La memoria del passato era frammentaria e gran parte della sua identità sembrava essersi dissolta insieme alla sua esistenza umana. Fu ad Undercity, la città sotterranea in costruzione sotto le rovine della capitale, che Garek tornò a essere cosciente e mentre il Gran Speziale Putress intendeva utilizzarlo come materiale per i propri esperimenti, la ranger oscura Anya intervenne dopo aver riconosciuto in lui segni di coscienza e autonomia. Come detto, Garek ricordava poco della propria vita precedente, non riuscendo a ricostruire con chiarezza il volto dei suoi compagni, le circostanze della sua morte o gli avvenimenti che lo avevano condotto fino a quel momento. Anya al contrario, conservava invece ricordi dolorosamente vividi della propria morte e degli atti compiuti sotto il controllo del Flagello e gli fece quindi comprendere che la perdita della memoria poteva rappresentare anche una forma di misericordia. Così, dopo aver superato una prova per dimostrare di essere in grado di agire autonomamente, Garek venne condotto davanti a Sylvanas. La regina dei Reietti gli offrì l’opportunità di entrare a far parte del suo popolo e lui accettò, dichiarando la propria fedeltà. Non più un soldato di Lordaeron, Garek era diventato uno dei Reietti, una creatura che molti esseri viventi avrebbero considerato un abominio, ma che conservava ancora la capacità di scegliere. Fu così che iniziò la sua seconda (non) vita.

Garek venne affiancato ad Anya e incaricato di aiutare i Reietti a consolidare la propria presenza nelle rovine di Lordaeron e nelle Terre Infette Occidentali (arrivando ad uccidere anche un ormai corrotto Lander, senza ovviamente riconoscerlo) e furono proprio queste attività che gli permisero di dimostrare qualità che andavano oltre le sue capacità militari. Garek sapeva valutare le necessità della popolazione, riconoscere le opportunità e agire con pragmatismo. Era chiaro che la sua esperienza nella guardia di Lordaeron non era scomparsa del tutto: anche senza ricordare Landen, continuava a ragionare come un uomo convinto che l’autorità dovesse essere esercitata a beneficio degli altri. Lo stesso rapporto con Anya divenne progressivamente più stretto. Entrambi conoscevano infatti la sofferenza della morte e il peso di un’esistenza che non avevano scelto. Anya, più consapevole della durezza del mondo, gli insegnò a diffidare dei vivi, mentre Garek continuò a cercare un equilibrio tra prudenza e compassione. Nel frattempo, continuò a contribuire a risolvere i problemi che minacciavano la sopravvivenza di Undercity, affrontando bande ostili, creature del Flagello e pericoli nascosti nei sotterranei. E anche in questa non morte, non tutte le sue imprese erano grandi battaglie. Proprio questo, però, avrebbe reso significativo il suo percorso: Garek stava infatti imparando a servire una comunità senza cercare riconoscimenti personali.

Come sappiamo, con il passare del tempo, la presenza dei Reietti a Lordaeron si consolidò, Undercity si avvicinò al completamento e la necessità di un’organizzazione militare stabile divenne sempre più evidente. Nel frattempo, Garek aveva dimostrato di possedere disciplina, capacità di comando e una notevole attenzione verso le necessità della popolazione. Venne quindi incaricato di contribuire alla formazione della guardia cittadina, nucleo da cui sarebbe nata la futura Guardia della Morte, e in seguito promosso a capitano della stessa. La sua ascesa rappresentò la chiave della sua maturazione, perché un tempo aveva desiderato il comando per dimostrare il proprio valore sul campo di battaglia, ora si ritrovava a guidare uomini e non morti con l’obiettivo di proteggere una città che stava ancora cercando di trovare il proprio posto nel mondo. Un ruolo, insomma, particolarmente delicato.

Ma lo sviluppo della società dei Reietti attirò inevitabilmente nuovi nemici. Tra le minacce più pericolose vi fu sicuramente la Crociata Scarlatta, un movimento fanatico deciso a sterminare i non morti e a riconquistare le terre che considerava ancora appartenenti all’umanità. L’offensiva contro Undercity si manifestò attraverso una serie di esplosioni e incursioni coordinate. Le difese vennero messe a dura prova e la città, ancora segnata dai lavori di costruzione, rischiò di essere sopraffatta. Garek reagì assumendo direttamente il comando delle operazioni. Affiancato dall’immancabile Anya e da altri alleati, guidò la Guardia della Morte contro gli invasori, affrontando diversi comandanti della Crociata e costringendo Renault Mograine in persona alla ritirata. Ma la battaglia aveva messo a dura prova gli insediamenti dei Reietti e così Garek e Anya furono incaricati di controllare i danni subiti. Durante queste operazioni, i due incontrarono Leonid Barthalomew, un guerriero non morto che aveva abbandonato i Reietti per unirsi all’ordine dell’Alba d’Argento. Gli incarichi successivi portarono il gruppo anche a esplorare i resti di Naxxramas, la cittadella volante del Flagello. Qui Garek e i suoi compagni affrontarono creature mostruose, laboratori di abomini e nemici che incarnavano gli orrori della necromanzia. Tra questi vi erano anche il cavaliere della morte Ser Zeliek, un tempo paladino della Mano d’Argento, e diverse creature create per servire il Re dei Lich. Lo scontro con Zeliek fu particolarmente doloroso per Leonid, che conosceva la storia del cavaliere e comprendeva il tormento di un uomo costretto a combattere contro la propria volontà. Il gruppo avanzò attraverso i quartieri della cittadella, liberando prigionieri e collocando esplosivi per danneggiare le strutture nemiche. Ma la minaccia più personale attendeva Garek nelle profondità della fortezza volante.

Garek e Anya affrontano la Crociata Scarlatta.

Nel cuore di Naxxramas infatti, Garek si trovò davanti a un nemico che apparteneva al suo passato: Ilastar Songbreeze, il compagno elfo morto insieme a lui a Stratholme. Come avevamo accennato, anche Ilastar era stato rianimato dal Flagello, ma la sua trasformazione lo aveva condotto verso un destino differente. Divenuto un chierico delle ombre al servizio del Re dei Lich, aveva abbandonato ogni residuo della propria identità precedente, abbracciando il ruolo di strumento della volontà del Flagello. Ilastar riconobbe immediatamente Garek e lo accusò di averlo condotto alla morte. Ai suoi occhi, la sconfitta di Rivendare non era stata una vittoria, ma l’inizio di un’esistenza ancora più terribile. Egli sosteneva di aver trovato nella propria trasformazione un nuovo scopo, ovvero servire il potere che governava i morti. Garek, invece, anche stavolta non riusciva a ricordare il compagno… Lo scontro fu spietato e Ilastar utilizzò i propri poteri per creare copie dei suoi avversari e assoggettare progressivamente i loro corpi e le loro menti. Leonid e Anya caddero sotto il suo controllo, e perfino lo stesso Garek venne sopraffatto. Il chierico delle ombre penetrò nella sua mente, cercando di sfruttare i ricordi sepolti per spezzarne la volontà e fu proprio in quel momento che riemersero frammenti del passato: Landen, Uther, la difesa di Lordaeron e le persone che Garek aveva cercato di salvare. Le immagini gli ricordarono che, prima ancora di essere un soldato, era stato un uomo che aveva giurato di proteggere gli altri. Il messaggio di Landen, che Garek aveva dimenticato ma non completamente perduto, tornò a farsi sentire. La vera grandezza non risiedeva nella ricerca della gloria o nel desiderio di vendetta, bensì nella capacità di mettere la propria forza al servizio di chi ne aveva bisogno. E così Garek fece quello che avrebbe fatto un tempo: si rivolse alla Luce Sacra che riconoscendo la sua fede, gli rispose, rendendolo un paladino. Per Garek, il risultato fu sconvolgente. La memoria tornò a ricomporsi e con essa riemersero le sofferenze, le responsabilità e gli errori del passato. Ricordò chi era stato e comprese che non aveva imparato tutte le lezioni che Landen aveva cercato di insegnargli… ma non era ancora troppo tardi per cambiare. Ilastar venne sconfitto e Garek, profondamente addolorato per il destino dell’antico compagno, riconobbe la propria parte di responsabilità nella tragedia che li aveva coinvolti. Non poteva restituirgli la vita, ma poteva impedire che il suo stesso destino si ripetesse ancora una volta.

Dopo aver sconfitto il vecchio amico, Garek e i suoi compagni raggiunsero infine le parti più profonde di Naxxramas. La loro missione non era infatti ancora terminata: il cristallo centrale della cittadella rappresentava una minaccia diretta per Undercity e doveva essere distrutto prima che potesse provocare ulteriori devastazioni. Ad attenderli vi erano il barone Rivendare, tornato dalla morte come cavaliere del Flagello, e Kel’Thuzad in persona, il potente lich al servizio di Arthas. La battaglia si concluse con la sconfitta del barone, ma Kel’Thuzad intervenne e lo riportò nello scontro e nonostante gli sforzi di Garek e dei suoi alleati, i due nemici riuscirono infine a sottrarsi alla loro presa. 

Il gruppo raggiunse comunque il cristallo, ma si trovò davanti a un problema apparentemente irrisolvibile. Non disponevano di un metodo sicuro per distruggerlo senza mettere in pericolo la propria vita e quella degli abitanti di Undercity.

Fu in quel momento che Garek, ormai consapevole delle capacità che aveva riscoperto attraverso la Luce, comprese che esisteva un’unica possibilità: concentrare il proprio potere fino a provocare una detonazione capace di distruggere il cristallo. Il prezzo sarebbe stato la sua stessa vita. Anya si oppose immediatamente alla decisione. Dopo tutto ciò che avevano affrontato insieme, non voleva perdere un altro compagno, ma Garek aveva finalmente compreso ciò che Landen aveva cercato di insegnargli sin dai tempi della guardia di Lordaeron. Egli spiegò che non stava compiendo quel gesto per servire un ideale astratto o per dimostrare la propria devozione alla Luce. Lo faceva per i Reietti, il popolo che gli aveva offerto una seconda possibilità e che ora rischiava di essere annientato.

Così, Garek avanzò verso il cristallo e liberò tutta la potenza della Luce Sacra, trasformando il proprio corpo in una fonte di energia capace di annientare il nucleo magico. La detonazione distrusse la minaccia e costrinse Naxxramas alla ritirata, salvando Undercity… e Garek Bandarion morì per la seconda volta, mettendo finalmente in pratica gli insegnamenti di Landen e raggiungendo quello che era stato fin da quel giorno nefasto del ritorno di Arthas da Northrend, il suo vero scopo.

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Kharonte

Kharonte

Appassionato di storie, gamer da oltre 25 anni. Fondatore di Lore is Magic, una volta era un warlock.

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