Durante l’ultima Blizzcon, la Blizzard ha, come tutti di voi già sapranno, annunciato una “nuova incarnazione” di World of Warcraft, ossia Forever, una sorta di “bolla temporale” rispetto all’Azeroth che conosciamo, soprattutto in termini di storia. E proprio all’interno di Forever è stata introdotta una nuova razza elfica, gli Skyborne, questi inediti elfi dei cieli. Fortunamente Blizzard ha anche pensato bene di dare un minimo contesto storico a questa nuova razza ed in questo episodio speciale di Culture & Società, abbiamo deciso di raccontarvi la lore di questi nuovissimi abitanti di Azeroth, partendo appunto da questo contesto storico che la Blizzard ha voluto dare loro.
Questa versione della storia e quella degli Skyborne ha inizio nell’antico regno di Eldre’Thalas, dimora degli Alti Nobili Shen’dralar e luogo oggi noto come Maglio Infausto. All’indomani della Guerra degli Antichi, e come tutti gli Elfi, la popolazione di Eldre’Thalas si ritrovò a soffrire per la privazione della magia, non potendo più contare sul Pozzo dell’Eternità per il proprio sostentamento. Il loro leader, il Principe Tortheldrin, ideò quindi un piano per evocare un demone, Immol’thar, e attingere al suo potere per soddisfare il bisogno di magia del suo popolo.
Quando Tortheldrin avviò il piano per evocare Immol’thar, una fazione di Alti Nobili vi si oppose, sostenendo che l’atto avrebbe potuto offrire alla Legione Infuocata un nuovo varco per accedere al mondo ed è interessante notare come molti dei dissidenti appartenessero a influenti famiglie nobiliari e tentarono di volgere l’opinione pubblica contro Tortheldrin. Quest’ultimo, sempre più frustrato e preoccupato che i prolungati dibattiti avrebbero soltanto accelerato la rovina di Eldre’Thalas, reagì attuando una purga rapida e brutale nel corso di una singola notte di sangue, che portò alla distruzione di decine di famiglie nobili. Chiunque si opponesse pubblicamente a lui fu ridotto al silenzio e intere casate vennero spazzate via in una sola notte.
I metodi brutali di Tortheldrin funzionarono per un certo periodo, ma la sua spietatezza finì, come spesso accade, per alimentare ulteriore resistenza. Alcuni studiosi Shen’dralar, non volendo che il Principe ripetesse gli errori della Regina Azshara, si riunirono in segreto per gettare quelli che sarebbe stati i semi della ribellione. Il capo dei ribelli era un individuo dal nome sconosciuto, noto come lo Shal’nan, ossia “il Velato”, il quale celava la propria identità dietro una maschera d’oro priva di lineamenti. Shal’nan divenne per i cittadini un simbolo di rivolta contro l’oppressione e il suo nome si trasformò presto in un grido di battaglia sinonimo di ribellione. Attraverso sabotaggi, coercizioni e, secondo alcune voci, persino assassinii, i ribelli guidati da Shal’nan ostacolarono i piani di Tortheldrin per la costruzione dei suoi piloni di cristallo, e mentre la notizia della resistenza si diffondeva in tutta Eldre’Thalas, il Principe subiva continue umiliazioni per mano dei ribelli. Nel frattempo, proprio in città aveva iniziato a diffondersi la consapevolezza del druidismo (praticato dagli elfi della notte non appartenenti agli Alti Nobili stanziati a nord) grazie alla forte influenza del Circolo Cenariano, tanto che si sparse la voce che Shal’nan e i suoi ribelli fossero addirittura sostenuti da agenti segreti inviati da Malfurion Stormrage in persona. Tortheldrin si scagliò contro questa alternativa alla magia arcana, poiché aveva bisogno che il suo popolo dipendesse da lui e da Immol’thar; sosteneva che il richiamo al druidismo fosse propaganda di usurpatori intenzionati a rivendicare il trono vacante della Regina Azshara e liquidava la magia della natura come rozza e barbara, eppure tale pratica iniziò a prendere piede ai margini di Eldre’Thalas, espandendosi di pari passo con la ribellione.
Alla vigilia del rituale previsto per evocare Immol’thar, le forze dello Shal’nan lanciarono un’incursione nel santuario interno, considerandola l’ultima occasione per fermare Tortheldrin. L’incantesimo di evocazione era stato concepito male e minacciava di distruggere l’intero centro cittadino; durante la battaglia, la magia selvaggia sfuggì a ogni controllo e si aprirono portali verso la Distorsione Fatua, lasciando fuoriuscire creature arcane pronte a dare la caccia agli abitanti. Alla fine, i ribelli riuscirono a scongiurare la distruzione totale, ma vi furono molte vittime su entrambi i fronti, con i ribelli che pagarono il prezzo più alto in termini di perdite umane e incredibilmente, l’unico sopravvissuto allo scontro finale nel santuario di Tortheldrin fu proprio lo Shal’nan; i suoi compagni più stretti affermarono che le ferite riportate lo avevano cambiato per sempre. Nei secoli successivi, egli non parlò mai più dell’accaduto, chiudendosi in se stesso e assumendo un’aria malinconica ogni volta che gli veniva chiesto di quell’episodio.
Nell’immediato seguito degli eventi, le forze di Tortheldrin, disperse e disorganizzate, si concentrarono sulla messa in sicurezza della città. Tale distrazione permise ai ribelli superstiti di fuggire e riorganizzarsi. Senza altra meta, lo Shal’nan guidò il suo popolo fuori da Eldre’Thalas, dirigendosi verso ovest. Nella città portuale di Eldre’narr, sulla costa occidentale di Feralas, i magistri che ne detenevano il controllo avevano appreso quanto accaduto a Eldre’Thalas e ricevuto l’ordine di uccidere i ribelli a vista. Tuttavia, non mossero un dito per ostacolare la loro avanzata mentre questi requisivano delle navi per salpare verso ovest e verso l’ignoto.
I ribelli finirono così per scoprire una terra sconosciuta, governata da antichi spiriti elementali primordiali; braccati dalla flotta di Tortheldrin, furono costretti a stringere un patto con un gruppo di spiriti dell’Aria, i quali sollevarono un’enorme porzione dell’isola verso il cielo per permettere loro di sfuggire completamente ad Azeroth. Grazie a una potente magia elementale, questi spiriti ancorarono l’isola fluttuante di Zephras a Skywall. Al sicuro e nascosti dalla vendetta dei loro inseguitori, coloro che da quel momento divennero gli Skyborne (o “il popolo nascosto”) trascorsero millenni a costruire una civiltà piccola ma vivace, celata in un angolo del Piano Elementale dell’Aria.
Ma a sorpresa, una volta stabilita l’isola di Zephras, lo Shal’nan lasciò la guida del suo popolo durante la cerimonia di inaugurazione del Santuario dei Quattro Venti. Mentre la sua gente intraprendeva una nuova era di pace e prosperità, egli osservò con orgoglio la loro evoluzione in una società resiliente e autosufficiente, consapevole di non dover più essere il loro unico sovrano. Abdicò e affidò la guida degli Skyborne a un consiglio di leader locali, scelti democraticamente dal popolo, una forma di governo quasi unica in tutta Azeroth. Lo Shal’nan continuò a servire la sua gente a modo suo, favorendo al contempo il rapporto con gli Elementali dell’Aria e dedicandosi a garantire che il suo popolo prosperasse a Skywall, vivendo in libertà e giustizia, lontano dalle catene della tirannia.
Comunque, come è facile immaginare, nel corso dei millenni trascorsi a Skywall, la biologia degli Skyborne subì influenze elementali sottili e graduali. Originariamente elfi della notte, divennero col tempo più bassi, pallidi e slanciati, arrivando a somigliare agli Alti Elfi che si sarebbero poi stanziati a Quel’Thalas. Tuttavia, nelle generazioni più recenti, tali effetti si sono fatti sempre più marcati, come ad esempio la”Sky-Touched Blessing”, una condizione che porta alcuni Shen’dorei a nascere con la pelle blu, anche se la causa di tale fenomeno non è ancora del tutto chiara. Osservato per la prima volta appena cinque generazioni fa, questa diversità del colore della pelle interessava inizialmente un individuo su venti, ma già due generazioni dopo, la proporzione era salita a uno su dieci e oggi, tre Skyborne su dieci hanno la pelle blu. Negli ultimi secoli tale accelerazione si è intensificata e gli studiosi Skyborne stimano che le ultime vestigia della loro eredità di elfi della notte potrebbero svanire del tutto nel giro di due o tre generazioni.
Ma parlando di Elementali dell’Aria è probabile che vi stiate facendo una domanda. Ebbene, per tutta la la residenza degli Skyborne a Skywall, essi non gli hanno mai parlato di Al’Akir come di una figura degna di venerazione. Ne riconoscevano l’esistenza, certo, ma evitano persino di nominarlo, come se ne avessero timore. Di conseguenza, gli Skyborne sanno ben poco di Al’Akir, al punto che alcuni ne mettono addirittura in dubbio l’esistenza. E così, tutto questo atteggiamento così evasivo e quasi timoroso verso Al’Akir degli Elementali dell’Arria, indusse alcuni Skyborne a sospettare che essi stessero nascondendo loro qualcosa.
E arriviamo così ai giorni nostri, agli Skybrone che vediamo in Forever di cui vogliamo darvi una piccola introduzione degli eventi ma lasciando comunque a voi l’esperienza senza farvi spoiler in questo approfondimento. All’inizio scopriamo che dopo aver vissuto per millenni al fianco dei loro salvatori elementali, gli spiriti dell’aria sono improvvisamente scomparsi qualche secolo fa, insieme allo Shal’nan e questi elfi si sono ritrovati a dover contare solo sulle proprie forze per la prima volta da quando i loro antenati giunsero a Skywall. Ma non solo la solitudine, infatti l’assenza degli spiriti dell’aria ha destabilizzato la magia che manteneva unita l’Isola di Zephras: le antiche strutture a pilone che ancoravano l’isola al reame hanno iniziato a cedere e a deteriorarsi, causando la rovina e l’oscuramento di alcune parti dell’isola. Gli Skyborne di Zephras hanno perso i contatti con le altre isole abitate dal loro popolo, mentre la loro stessa isola andava in pezzi, in una situazione così preoccupante che in molti temono di essere gli ultimi superstiti della loro stirpe. E mentre parti delle isole degli Skyborne si sgretolavano e crollavano, alcuni abitanti si sono rifugiati proprio sull’Isola di Zephras; tuttavia, molti altri sono rimasti senza casa, costretti a darsi al banditismo o ad unirsi agli Al’Aketh (un culto che venera Al’Akir) pur di sopravvivere.
In questo clima di recente sconvolgimento, è emersa una rivalità tra due fazioni degli Skyborne: l’High Order, composto da studiosi che intendono seguire la magia arcana dei loro antenati Alti Nobili come nuova via da percorrere dopo la scomparsa degli Elementali; e i Windshapers, i leader spirituali sciamanici del popolo, desiderosi di comprendere i motivi dell’abbandono da parte degli Elementali e di preservare il loro attuale stile di vita. Nel tentativo di risolvere il problema, entrambi i gruppi hanno cercato aiuto al di fuori del Piano Elementale con l’High Order che si è rivolto al Kirin Tor, mentre i Windshapers hanno contattato il Circolo della Terra, entrando così a far parte rispettivamente dell’Alleanza e dell’Orda.
Ultimamente inoltre, l’High Order ha iniziato a guardare con crescente diffidenza alle motivazioni che spingono gli spiriti del vento ad aiutare gli Skyborne. La loro posizione è che sia necessario comprendere appieno tutti i pericoli e i poteri di Skywall, così da poter affrontare al meglio qualsiasi minaccia futura. I Windshapers, al contrario, nutrono una fiducia assoluta negli Elementali e considerano qualsiasi dubbio al riguardo come un affronto ai loro salvatori. Sostengono che, se una maggiore conoscenza di Skywall fosse stata vitale per la sopravvivenza degli Elfi, gli Elementali l’avrebbero sicuramente rivelata a tempo debito. La tensione tra i due gruppi è così cresciuta e la loro rivalità è sfociata nella violenza…
Concludiamo infine con qualche curiosità sulla struttura societaria degli Skyborne. Ad esempio, il fatto che Elune non venga mai menzionata sull’Isola di Zephras e che, a differenza di altri “discendenti” degli antichi Kaldorei come i Nobili Oscuri o gli Elfi del Sangue, gli Skyborne non contemplano il sacerdozio. Altro tratto distintivo è che al raggiungimento della maggiore età, agli Skyborne viene consegnata un’antica reliquia di famiglia. Tali oggetti appartenevano a Skyborne vissuti in precedenza e alla morte del proprietario, la reliquia viene recuperata per essere tramandata a un giovane. E per quanto riguarda le fonti di potere? Beh, sembrerebbe che gli Skyborne utilizzino come fonte di energia le windstones*, gemme blu contenenti l’energia concentrata dei venti, mentre per registrare informazioni vengono impiegati piccoli cristalli bianchi; toccando il cristallo in questione, è possibile udire i suoni registrati, che si diffondono lievemente sempre grazie al vento.
Interessante anche come questo popolo non abbia familiarità con la tecnologia e ignori totalmente cosa sia l’ingegneria. Tuttavia, possiede dei golem magici ricevuti dagli Elementali dell’Aria, la cui manutenzione è affidata ai Windshaper. Questi ultimi si occupano anche di altri strumenti e dispositivi magici lasciati dagli sempre dagli stessi Elementali.
Infine, un paio di note di colore. Molti Skyborne adornano i propri capelli con piume di ippogrifo. e sembrerebbe proprio che la carne di granchio sia un alimento comune sull’Isola di Zephras, mentre è considerata una vera e propria prelibatezza sulle isole di Anvilas e Siroccas.























