Dieci anni. È un tempo bello lungo, eh! Pensate a quante cose si possono fare in dieci anni, a quante cose cambiano in dieci anni, specie nei nostri tempi. Cambia l’individuo, l’intrattenimento e il modo di farlo, la società. Se ci pensate, per prendere ad esempio un qualcosa di vicino a noi, dieci anni sono anche il lasso di tempo che ci ha portato dall’uscita di World of Warcraft fino al “WoW moderno”. E conosciamo bene l’impatto che ha avuto WoW su di noi, no? Ora, immaginate questa cosa su un qualcosa di molto più grande, molto più diffuso, molto più mainstream come può una serie tv come Stranger Things, il prodotto seriale forse di punta dell’intero catalogo di Netflix. Proprio in questi giorni, ST è arrivata alla sua attesissima conclusione, spaccando (come prevedibile) il pubblico a metà (un po’ come hanno fatto le ultime espansioni di WoW, no? Vedrete che parallelismi ce ne saranno un bel po’..)
Sgombriamo subito il campo. Il finale di Stranger Things mi è piaciuto. Ma appunto, stiamo parlando del finale, degli ultimi 45 minuti circa dell’ultimo episodio e voglio iniziare proprio da qui, dalle cose che mi sono piaciute. Stranger Things chiude i suoi personaggi principali come meglio non poteva fare, arrivando alla fine del viaggio e chiudendoli in maniera coerente con quello che si voleva trasmettere. Il momento del passaggio tra l’infanzia/adolescenza e l’età adulta (oltre ad una nuova generazione che si affaccia a quello che è stato il “nostro” mondo negli ultimi dieci anni) è reso molto bene, andando a toccare un senso di nostalgia e di, appunto, fine del viaggio che era difficile fare in modo migliore. Può essere una scelta comoda? Certo, ma non sono queste scelte comode il problema… E sapete cosa? È stato un po’ come guardarsi indietro. Se ripensate a quando avete iniziato a giocare a World of Warcraft, non provate forse lo stesso senso di nostalgia? Non avete quella sensazione di magia che è andata perduta? Per me è stato assolutamente così, ed è proprio questa sensazione che mi ha confermato come il finale di ST abbia funzionato. Quindi nostalgia si, ma anche tristezza. Perché quando vediamo Max, Lucas, Dustin, Will e Mike posare quelle schede dei loro personaggi di D&D per l’ultima volta, è un po’ come sloggare da WoW con la consapevolezza che ormai non ti diverte più, che lo fai in modo meccanico o che, semplicemente, non hai più il tempo di starci dietro. È un realizzare che quella magia è finita, che è il momento di andare avanti, e sei triste perché capisci che quel momento è arrivato. Ma in quella tristezza ti può anche spuntare il mezzo sorriso di Mike, magari quando vedi quella magia in un amico che inizia a giocare, o nei tuoi amici che ancora riescono a divertirsi ed avere il tempo per farlo. Un’ultima luce prima di chiudere la porta di quel seminterrato e dei tuoi momenti magici, per sempre e con la consapevolezza che una parte di quella magia forse è ancora la fuori, e magari un giorno tornerà, anche se è solo una storiella che racconti a te stesso, ma che ti serve per superare quel momento. È per questo che il finale di Stranger Things mi è piaciuto e funziona. Perché è fortissimamente emozionale.

Qual è stato allora il problema? Il problema, ragazzi, purtroppo, è quello che c’è dietro questo finale. Come ci sei arrivato durante il corso della serie e in modo particolare di questa quinta ed ultima stagione. Perché tutto questo l’ho trovato… sub-mediocre. Credo che questo mio giudizio possa essere stato “rinforzato” dal mio aver visto la serie in modo “distaccato”. Non l’ho seguita pari-pari dall’inizio ma, sebbene vidi la prima stagione subito quando uscì ai tempi (e mi piacque tantissimo), le altre non le ho seguite, riuscendo a recuperarle (prima compresa, di nuovo) solo poco prima dell’uscita della stagione 5. E anche dopo questo finale, resto dell’idea che avevo prima: Stranger Things era originariamente un prodotto pensato per essere autoconclusivo con la prima stagione (cosa tra l’altro confermata dagli stessi fratelli Duffer) e il suo ampliarsi gli ha fatto tremendamente male. Si, esatto, proprio come ha fatto male a World of Warcraft l’ampliarsi della sua lore.
Non andremo ovviamente a rivisitare tutta la serie, ma ci soffermeremo su quest’ultima stagione e dico già che sorvolerò sulle minuzie (esempio: ma come fa Derek a passare da quel buco in cui aveva difficoltà pure Holly? O ancora: ma come fa lo stesso Derek, ricordiamo un bambino, a strappare Holly dalla presa di un adulto e per giunta con i poteri come Henry?) Lasciamo perdere tutte queste cose (e ce ne sono altre), o davvero non ne usciamo più. Non sono cose così importanti e si può anche chiudere un occhio. Tuttavia, ci sono almeno tre problemi che sono davvero troppo grandi da lasciar correre.
Il primo: il continuo, ingiustificato doppiopesismo. Questa ultima stagione, fa troppe volte scelte di comodo senza un reale motivo che però cambiano dieci minuti dopo nel loro opposto. Un “faccio così perchè ora mi serve fare così” (vi ricorda qualcosa?). L’esempio palese di questo è stata la gestione dei demogorgoni/democani che con i militari sono le bestie assassine che uccidono in 0.20 secondi, ma quando anche solo si avvicinano a qualche personaggio principale (ma in realtà anche secondario) improvvisamente si rincoglioniscono e diventano stupidi. Un qualcosa del genere lo si può giustificare come evento isolato una, due, tre volte, ma se è così continuamente, l’unica cosa che può fare è portarti al secondo problema…
Ho letto in questi giorni molte persone rispondere a chi si lamentava dell’eccessiva plot armor data ai personaggi con la frase “ma quindi ci deve essere per forza la morte di qualcuno??”. No. La morte dei personaggi non è assolutamente necessaria in una storia, ma il problema è che tutto diventa poco credibile quando la sensazione di pericolo viene totalmente rimossa. E il secondo grande problema di questa stagione 5 (ma anche della 2 e della 3) è proprio questo: la totale assenza di pericolo. Se tu mi metti i personaggi in situazioni critiche, io all’inizio mi preoccupo per loro, e sono sollevato quando li vedo scampare al pericolo all’ultimo secondo. Ma se questa situazione, viene replicata cinque, dieci, venti volte e questi continuano a scamparla non solo vivi, ma senza una reale conseguenza, è ovvio che io smetta di preoccuparmi per loro, perché tanto so appunto che non gli succederà nulla. Si, proprio come non ci si preoccupa per Khadgar quando Xal’atath distrugge Dalaran. Perché avevi fatto la stessa cosa con Ysera, salvo poi “annullare” quel momento facendola tornare l’espansione dopo (lì aveva almeno aspettato un’espansione, Khadgar l’hanno fatto tornare addirittura nella stessa patch…) Ed è proprio questo, secondo me, il motivo della tanto criticata battagglia finale (più della sua sbrigatività, che comunque c’è). In quella battaglia, non hai mai, mai il senso di pericolo e che qualcosa possa andare storto. Sai già come finisce, perché tutta la serie ti ha ormai abituato a quella cosa lì, nonostante tu continui a cercare di far suscitare un pericolo che finisce per essere, appunto, finto, anche se hai davanti il mind flayer, mostro interdimensionale grande quanto quattro palazzi che hai pompato per quattro stagioni. E legandoci a tutto questo, pensate alla prima stagione o alla quarta. Lì avevi paura per quello che poteva succedere a Undici o a Max, ed è per questo che le puntate migliori sono lì, specialmente nelle ultime della quarta, perché c’era paura, tensione ed un reale senso di pericolo che ti teneva lì a voler vedere come andava a finire. E pensate ora alla scena in cui Joyce uccide Vecna (che ho comunque apprezzato), ma quanto sarebbe stata più impattante ed emozionante se durante il percorso qualcuno che non fosse un personaggio creato apposta per esserlo, fosse stato una delle sue vittime. Quanta più carica emotiva ci sarebbe stata? È una bella scena, sicuramente, ma l’ho trovata depotenziata proprio per questo motivo.

E infine, l’ultimo grande difetto: le storyline che ti fanno chiedere “Eh? Ma? Perché?”
“Ma Kharonte, allora devono spiegare tutto per filo e per segno?” No, ma almeno quello che tu hai reso centrali nella storia devi spiegarmele. Esempio principe di tutto questo: i militari, ridotti a macchiette per l’intera stagione. Sono lì per cercare Undici, ok. Nel frattempo però Hopper e co. fanno fuori svariati uomini e distruggono svariate attrezzature. Riesci a catturare il gruppo e…? Li lasci andare off-screen (come off-screen sono successe tante altre cose, a sentire i Duffer) senza dire mezza parola. Scusate, ma, cosa?
Perché li lasciano andare senza dire nulla? Sono stati parte importante per tutta la stagione e quando tu puoi avere le risposte (sebbene non puoi al contrario avere il tuo obiettivo principale), lasci andare tutti così? Che poi, vuoi farlo? Ok, ma almeno fai dire a qualcuno come si è risolta la cosa! Che so: “ci hanno lasciato andare perché altrimenti avremmo svelato tutti quello che stavano combinando” (ho sparato la prima cosa che mi è venuta in mente). Ma una storyline lasciata così? Nel vuoto? Davvero?
Oppure possiamo parlare di tutto quello che riguarda Henry e la Dimensione X, ma lì però c’è la giustificazione (che in realtà è un’aggravante) dello spettacolo teatrale The First Shadow, andato in scena la prima volta nel 2023 in Gran Bretagna e in America che spiega le origini dei poteri di Henry e della Dimensione X. Se fosse un qualcosa di marginale un occhio si potrebbe anche chiudere, ma qua si parla di un elemento portante di tutta la serie, non puoi lasciarmelo lì nella trasmedialità (piaga orrenda che affligge pesantemente anche World of Warcraft). Devo però ammettere che ho apprezzato molto il dialogo con il “tentativo di redenzione” tra Will ed Henry e soprattutto la risposta di quest’ultimo. E ragazzi, quanto sarebbe stato bello vedere questa stessa reazione da parte di Sylvanas durante Shadowlands nella sua relazione con Zovaal e tutto quello che ne è scaturito? Ma lasciamo perdere, perché a pensare a come un personaggio come quello sia stato buttato mi sale ancora il nervoso…
Sono passati dieci anni e Hawkins non mi mancherà, ma mi mancherà quel seminterrato, i suoi personaggi (anche se qualcuno si è perso per strada sacrificato sull’altare del mettere troppa carne al fuoco e del, forse, volersi prendere troppo sul serio) e le loro relazioni, quella magia di una partita a D&D che ti porta con i tuoi amici ad un’avventura. Così come non mi manca World of Warcraft, ma mi manca prendere il volo per andare alla stone dove c’è l’amico che ha bisogno di qualcuno che clicchi sul portale per evocare il party. Non mi manca World of Warcraft, mi manca la magia che Azeroth prima che venisse sacrificata sull’altare del mettere troppa carne al fuoco e del, forse, volersi prendere troppo sul serio.
























